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9/4/2008 Fallen Angel [Intro]Ciao a tutti! Dopo una lunga assenza dal mio blog, torno per pubblicare altri racconti scritti da me. Quello che state per leggere qui è una storia d’amore con un protagonista molto particolare, un vampiro. Buona Lettura! ^^ p.s: per motivi che non riesco a immaginare, le frasi sono venute tutte distanziate tra loro di una riga O.o ...io non so cosa farci, quindi leggetelo così... -NOTA: Questo racconto è stato scritto da me, quindi non azzardatevi a copiarlo in qulache altro sito o a spacciarlo per vostro, grazie.
Fallen Angel Un racconto gotico
“…Thy eternal summer shall not fade Nor lose possession of that fair thou owest, Nor shall Death brag thou wander’st in his shade, When in eternal lines to time thou growest”
William
Shakespeare, sonetto XVIII Fallen Angel [Prima Parte]“Ho sentito le loro voci pronunciare il nome di Satana, e ho visto le loro mani fare il segno della croce per scacciare il Maligno…ho avvertito la paura gelare i loro cuori, sbarrare i loro occhi: essi parlavano di me… Alexander di Faron è morto molto, molto tempo fa, e una creatura malvagia ha preso il suo posto…una creatura che non può fare altro che nutrirsi di sangue, per sopravvivere…la mia anima è immortale, come pure il mio corpo: il tempo non sfigurerà il mio volto, e potrò avere tutta la conoscenza a cui i mortali aspirano…ma non avrò la felicità che molti di loro raggiungono… Essi mi temono, essi non capiscono, non sanno e non sapranno: notte dopo notte il mio desiderio si ripresenterà implacabile, e verrà il giorno in cui dovrò soddisfarlo…io faccio ciò che è nella mia natura fare… Questa è l’ironia del mio destino, io uccido per vivere… ________________________________________________________________________________ Il fuoco che ardeva nel caminetto si stava consumando, lasciando la stanza dell’ala ovest del castello al freddo e nella penombra. L’uomo che sedeva sulla poltrona -le gambe allungate verso la cenere e la testa abbandonata contro lo schienale- poteva avere al massimo trent’anni: la pelle del viso era pallidissima, quasi d’alabastro, e gli occhi socchiusi erano d’un azzurro intenso, innaturale. Vestiva quasi completamente di nero, dai guanti agli stivali, mentre la camicia e il foulard erano bianchi; a prima vista l’uomo appariva morto, ma uno sguardo più attento avrebbe notato il lento e impercettibile alzarsi e abbassarsi del petto a ogni respiro. Egli era solo: viveva in quel maniero da così a lungo da aver perso ogni nozione temporale. Ricordava vagamente di essere stato il signore di Faron, una terra paludosa e malinconica piena di boschi, avvolta in fluttuanti coltri di nebbia per buona parte dell’anno. Con chiarezza sapeva di essere chiamato Alexander, ma quanto tempo era passato dall’ultima volta in cui una voce umana aveva pronunciato il suo nome?… Perfettamente immobile, quasi senza più avvertire la presenza del proprio corpo, egli lasciò che i pensieri si affacciassero frammentati alla sua mente… Era notte quando mi svegliai di soprassalto, appoggiato allo scrittoio su cui mi ero assopito: avevo sognato di qualcuno che entrava nella mia stanza attraverso la finestra aperta, e si fermava accanto a me, sfiorandomi la spalla. Fu quel contatto a svegliarmi, credo…e fui sorpreso, quando aprii gli occhi, di scoprire che la finestra era davvero spalancata, e una leggera brezza fresca mi sfiorava…Prima che avessi il tempo di capire cosa era successo, provai una sensazione inquietante, mi alzai di scatto e mi voltai… C’era una persona di fronte a me, che mi fissava tranquillamente con un’espressione soddisfatta: ricordo il suo volto, che era giovane e vecchio allo stesso tempo…La sua pelle ricordava con terrificante somiglianza il pallore di un cadavere, e gli occhi erano viola come un’ametista… Qualche ciuffo di capelli biondi ricadeva sulla fronte, e le labbra si curvavano leggermente in un enigmatico sorriso. Non mi mossi, pur desiderando farlo, né riuscii a profferire parola, come se quella presenza avesse annullato ogni mia volontà… Il vampiro – perché di quella creatura si trattava! – tese una mano bianca e affusolata verso di me, pronunciando il suo nome in un sussurro: “Ruben”… Con l’oscura certezza che lui sapesse chi ero, strinsi le sue dita sottili senza dir nulla, e provai un brivido nel scoprire che erano fredde come una notte d’inverno…Ritrassi in fretta la mia mano, incapace di sopportare ancora a lungo (questo fu il mio pensiero) un contatto con la morte, poiché credetti che nessun essere umano poteva essere così privo di calore come la creatura che avevo davanti… Ruben rimase impassibile, poi mosse la mano con un gesto fluido, mentre un ordine usciva dalle sue labbra: “Ascoltami…” Disse tutto ciò che doveva dire senza preamboli, con voce inaspettatamente calda e suadente, che tuttavia non potei dire con certezza se era di uomo o di donna… “Il mio tempo su questo terra sta per concludersi, ma non mi è permesso di morire se prima non mi libererò dei miei poteri…Possiedo la capacità di allungare la mia vita attraverso il sonno, ottenendo così di vivere molto più a lungo degli esseri umani…ciò che essi chiamano immortalità… Il mio corpo è divenuto fragile, e sento che non sopporterò a lungo questa situazione: Alexander di Faron, il tuo volto mi è apparso in sogno come quello dell’unico mortale il cui sangue possa annullare i poteri del mio…mi permetterai di trasferire l’immortalità dal mio corpo al tuo, affinchè io possa trovare la morte?”: mi pose infine questa domanda, ma in realtà nel mio cuore e nella mia mente scoprii di non avere scelta, se non di accettare… La creatura si avvicinò a me e mi strinse in un abbraccio, poi sentii un dolore lancinante sul collo: caddi in uno stato di torpore, e mi sembrava di precipitare sempre più in basso in un abisso di cui non potevo vedere il fondo…avvertivo distintamente i battiti del mio cuore, mentre il vampiro succhiava con lentezza tutto il mio sangue… Ricordo come in sogno ciò che avvenne dopo, quando ripresi i sensi: mi sorpresi di essere ancora vivo, pur sentendomi in qualche modo diverso da prima: la mia bocca era umida, come se avessi bevuto qualcosa di tiepido, poi vidi la creatura che rideva sommessamente mentre si fasciava il polso destro con una striscia di stoffa, e allora compresi che mi aveva nutrito con il suo stesso sangue, che era una mescolanza tra il mio, mortale, e il suo, immortale, per impedirmi di morire. Mi sollevai in ginocchio, e vidi che il suo volto non era più così pallido, lo sfiorai e sentii che un lieve calore si stava diffondendo in lui… Andai alla specchiera che era vicino al camino e mi resi conto con un moto di orrore che io ero cambiato: era il mio viso ad aver assunto un biancore mortale, e sentivo una sensazione di gelo insinuarsi in ogni angolo del mio corpo…Mi sostenni contro il muro per non cadere, e quando mi voltai vidi che Ruben se n’era andato, silenzioso com’era venuto, mentre l’eco della sua sottile risata risuonava ancora nella mia testa…Una menzogna, un’orrenda menzogna…Mi aveva ingannato, solo ora lo comprendevo: no, lui non voleva una vittima sacrificale per liberarsi della sua natura perversa…lui voleva imprigionare altri in quella stessa rete demoniaca e di peccato…Fui colto da una vertigine, e da una disperazione terribile: come avrei potuto vivere?... Come poteva esistere una vita nella morte?... Scoprii molto presto che il sonno non era sufficiente per protrarre la mia esistenza, ma avevo bisogno di sangue per nutrirmi: resistetti per molti giorni, ma infine la mancanza di forze vinse la mia ripugnanza, e bevvi il sangue di un animale selvatico che avevo ucciso… In seguito, dopo aver preso confidenza con la mia nuova condizione di vampiro, vidi di possedere una grande leggerezza, e potevo saltare da grandi altezze senza farmi male… Mi nutrivo solo quando era
necessario, e sempre di sangue animale, senza avere il coraggio di affondare i
denti nel collo di un essere umano…
Fallen Angel [Seconda Parte]Il signore di Faron si alzò in piedi con gesti lenti e misurati, e barcollò in avanti di qualche passo: si sostenne alla mensola del caminetto e si premette le dita sugli occhi, come per scacciare la nebbia che gli aveva per un istante offuscato la vista. Non avrebbe potuto resistere ancora a lungo, sentiva che in ogni momento trascorso il suo corpo si indeboliva maggiormente…sangue…il pensiero balenò nella sua mente, ed egli sollevò la testa, consapevole di ciò che doveva fare… Cominciò a muoversi piano, per risvegliare i muscoli intorpiditi, poi si fermò di scatto come colpito da un fulmine: che cos’era quella sensazione che era nata dentro il suo cuore e che sembrava bruciare tutto il suo essere?…Un desiderio incontrollabile, che poteva essere placato solo realizzandolo: sangue umano… Alexander cadde in ginocchio, lasciandosi sfuggire un gemito dalle labbra: no, no, no!… Quante volte avrebbe scelto l’uomo all’animale, ma sempre si era allontanato con orrore da quell’idea…eppure cominciava, solo ora dopo così tanto tempo, a rendersi conto che poteva esserci piacere nell’uccidere un essere umano… Alexander lasciò vagare la sua mente attraverso la lussuria del pensiero: succhiare il sangue di una donna sarebbe stato come fare l’amore con lei… Risoluto si sollevò, andò verso la finestra e la spalancò: l’aria era gelida, e le stelle erano coperte da pesanti coltri di nuvole scure; solo la luna piena riusciva ogni tanto ad emergere, una macchia biancastra nell’oscurità. In fondo alla valle si vedevano le luci del villaggio, unico punto di riferimento nella campagna nera: era lì che Alexander avrebbe cercato la sua prima vittima. Uscì sul balconcino di pietra, poi con gesti agili e veloci, aiutandosi con l’edera rampicante che aveva invaso il muro, toccò terra. Si mosse velocemente nel giardino, uscì dal cancello socchiuso e passò come un’ombra tra la bassa vegetazione della campagna fino a giungere al villaggio. Il vampiro vagò per la strade deserte, senza che i suoi passi producessero alcun rumore: camminò tra le case e contro i muri, poi si fermò e alzò lo sguardo su una finestra da cui usciva una luce tremolante; con un salto raggiunse il davanzale e si tenne in equilibrio su di esso, e appoggiò il viso al vetro. Nella stanza, che si trovava al piano superiore della locanda, vi era una donna addormentata: essa giaceva distesa sul letto, vestita, con gli stivali ancora addosso e i lunghi capelli neri sciolti sul cuscino. Le ante della finestra si spalancarono silenziosamente sotto la pressione delle mani, e Alexander entrò nella stanza, socchiudendo i vetri dietro di sè: faceva caldo, perché il fuoco era ancora acceso, e si sentivano voci smorzate giungere dalla sala comune al piano di sotto. Il vampiro si avvicinò al letto e si chinò sulla donna, si sfilò un guanto e le sfiorò la guancia con le dita: la sua pelle era tiepida, ed emanava un delicato profumo di fiori; per un istante Alexander sentì riaffiorare il sentimento che finora l’aveva trattenuto dal nutrirsi di sangue umano, ma subito lo scacciò: gli era stato dato un potere in dono, ed egli ne avrebbe finalmente goduto, dopo anni di inutili resistenze. Sollevò la donna tra le braccia, apparentemente senza sforzo, poi si avvicinò alla finestra che si aprì senza far rumore, mossa dalla forza del pensiero. Balzò giù con movenze feline, e prese a correre verso il castello, dimenticando la sua debolezza e animato da una sconosciuta eccitazione. Senza arrischiarsi a raggiungere il balcone con la donna in braccio, entrò dal cancello e salì lo scalone, dove gli intricati disegni delle ragnatele risplendevano di bagliori argentati. Attraversò il corridoio e fu di nuovo nella sua stanza, stringendo sempre a sé la donna, che per qualche strano incantesimo non si era svegliata: la adagiò con cura sul letto, poi andò a chiudere la finestra poiché l’aria era gelida. Si tolse i guanti di pelle, gettò un pezzo di legno nel caminetto e la fiamma rinacque improvvisa e alta dalla cenere. Alexander sedette sul bordo del letto a baldacchino, fermandosi solo ora a studiare i lineamenti di colei che aveva rapito. Poteva avere ventidue o ventitre anni, la pelle era chiara e le labbra erano sottili, e il colorito roseo era messo in risalto dai capelli corvini, che alla luce del fuoco assumevano curiosi riflessi violacei. Il vampiro avvolse le dita nella capigliatura, giocando con essa, e scoprì che al tatto sembrava seta. L’elegante abito verde scuro aveva maniche lunghe strette sulle spalle e ampie sui polsi, ed era scollato quasi fino al seno: certamente la donna era una viaggiatrice che si era fermata alla locanda per trascorrere la notte. Alexander si sistemò in modo da poter guardare la ragazza addormentata, e trascorse un’ora così, immobile, senza smettere di fissare quel volto bellissimo e delicato… Fallen Angel [Terza Parte]
Antichi timori cominciarono a muoversi insidiosi nella mia mente, riportando alla luce le mie paure più profonde…Mi rendevo conto, inconsciamente, che non avrei mai potuto, neanche in un’altra migliaia di anni, nutrirmi con la linfa vitale della creatura che avevo portato con me… Mi ero sbagliato credendo che sarebbe stato come amarla…avrei piuttosto compiuto uno stupro, poiché io soltanto avrei provato piacere, mentre per lei sarei stato come l’angelo della morte… Eppure non riuscivo a distogliere lo sguardo da colei di cui credevo di non aver mai visto l’uguale: così bella, così preziosa, fragile ma allo stesso tempo forte… ________________________________________________________________________________________________________________________________________ Amore, un sentimento estraneo al suo cuore, che tuttavia non lasciava dubbi su ciò che era: Alexander si alzò in fretta e andò alla finestra, appoggiando la fronte al vetro freddo: l’amava, lui che non aveva mai amato, e non voleva darle la morte, lui che in fondo aveva rinunciato alla sua vita mortale in cambio di quella immortale…Ma era possibile che l’amore riempisse l’anima di una gioia così grande da non poter essere neppure nominata? Sangue, sangue umano…la brama lo colpì improvvisa, violenta: cercò di lottare contro quell’empio desiderio, ma la sua volontà era come soffocata nelle spire del peccato, ed egli si trovò ancora una volta divorato dalla terribile febbre che si sentiva ormai incapace di respingere… Un gemito dietro di lui attirò la sua attenzione, e vide che la ragazza si era svegliata, ed ora si guardava intorno frastornata e sorpresa; Alexander fu accanto al letto con la velocità di un’ombra, e fu scosso da un brivido nel vedere quegli occhi neri e spaventati posarsi su di lui. “Il mio nome è Alexander…come vi chiamate?”: la domanda non fu altro che un rauco sussurro. La donna si ritrasse leggermente, senza poter distogliere lo sguardo dalla figura che le stava di fronte e la sovrastava: non ricordava di aver mai visto un uomo più bello e affascinante, e sentiva che se avesse indugiato ancora a fissare quell’azzurro così intenso sarebbe stata persa per sempre. “Lysandra” mormorò infine. Lentamente, come per prolungare in eterno quegli istanti, Alexander si protese verso la ragazza, le pose una mano sulla spalla e la spinse piano, giù, giù, fino a farla sdraiare sulla schiena... Salì con un ginocchio sul letto e si chinò sulla donna, fino a che i loro corpi furono perfettamente sovrapposti, come un solo corpo… Il vampiro le sfiorò le labbra con un bacio, poi le affondò il viso nei capelli, sentendo un sospiro uscire dalla gola della donna…socchiuse la bocca contro il suo collo, immaginando il sangue caldo scorrere dentro di lui restituendogli la forza…sarebbe bastato poco, mentre lei, anche se avesse voluto, non avrebbe potuto difendersi in alcun modo… Con un grido soffocato Alexander si strappò da lei e dovette appoggiarsi al sostegno del baldacchino per non cadere…ansimava penosamente, e si portò una mano sul cuore come per trattenerlo prima che scoppiasse…non voleva farlo, non voleva farlo, non poteva commettere un atto così terribile…non voleva diventare una creatura del demonio, se pure non lo era già… La donna si sollevò, spezzando il sortilegio che come una ragnatela l’aveva imprigionata e stordita: avrebbe voluto fuggire, poiché aveva compreso che specie di creatura era quella che aveva di fronte, ma prima che potesse ritrovare la lucidità necessaria per tentare di muoversi il vampiro era caduto in ginocchio, protendendo le mani bianche verso di lei. “Perdonatemi…vi prego, perdonatemi…” mormorò Alexander con voce debole e tremante. La ragazza scese dal letto e rimase in piedi di fronte a lui: “Siete un vampiro…” sussurrò in risposta, guardandolo senza espressione. Lui abbassò le braccia, e Lysandra vide con triste stupore che gli occhi azzurri erano offuscati dalle lacrime: mosse qualche passo incerto, poi s’inginocchiò anch’essa. Non avrebbe saputo spiegare perché faceva questo: era convinta che se fosse fuggita lui non avrebbe fatto assolutamente nulla per impedirglielo…ma non era questo voleva. Gli sfiorò il volto freddo e pallido, e provò un’inspiegabile sensazione di calore, poi lentamente gli cinse il collo con le braccia. Con gesti quasi impacciati Alexander ricambiò l’abbraccio, perdendosi nei meandri di un’emozione senza tempo. Il seno premuto contro il petto robusto, Lysandra sentì che i loro cuori battevano con la stessa intensità nello stesso momento, e comprese che il suo destino doveva compiersi accanto a quella creatura, nella gioia o nel dolore. “Vorrei amarti come un uomo ama una donna…” Alexander le sussurrò improvvisamente all’orecchio, “…ma se io lo facessi tu diventeresti come me…e io non voglio rubare la tua vita e la tua anima…mi sono troppo care per strappartele in questo modo”. Lysandra si ritrasse un poco fissandolo lungamente negli occhi, poi lo baciò sulle labbra con una delicatezza non scevra di ardore: “Tu sei un angelo caduto, che però è riuscito a risollevarsi dal fango del peccato…ma sono io a chiedertelo, ora…fammi diventare come te, perchè ti possa rimanere accanto in eterno…”. Il vampiro esitò: aveva giurato a se stesso che piuttosto avrebbe scelto la morte, ma non voleva mai più cedere alla brama di bere sangue umano. Vide una fredda determinazione negli occhi scuri della donna…ma come poteva concederle una vita che le avrebbe negato ogni felicità?…Tu non capisci…non sai quello che dici… I loro pensieri furono interrotti da grida e rumori provenienti dal giardino: balzarono in piedi e corsero alla finestra, uscendo sul balconcino: la luna comparve in quell’istante da dietro una nube, e mostrò un gruppo di uomini armati di bastoni, coltelli e archi che si muovevano nel giardino verso il cortile, e apparivano intenzionati ad entrare nel castello. Quelli si fermarono quando videro le due figure in piedi sul balcone, e quando la luna emerse completamente, illuminando a giorno i volti di ognuno, cinque di loro riconobbero la padrona. Essi erano infatti i servitori che avevano accompagnato Lysandra e che, accortisi della sua scomparsa, avevano dato l’allarme. Gli altri dieci, uomini della locanda, avevano spiegato che nel castello viveva una creatura chiamata vampiro: tutti lo sapevano, ma nessuno aveva mai avuto il coraggio di andare e cercare di ucciderla. La creatura non si era mai scagliata contro gli uomini, ma poteva averlo fatto ora con la straniera, e siccome la finestra era stata trovata aperta e la porta chiusa a chiave, non potevano persistere dubbi. “Uccidiamo il mostro!”: il grido salì lugubre fino al balcone, e Lysandra comprese che neppure per lei ci sarebbe stata salvezza: essi avrebbero creduto che lei era stata catturata dal demonio, e anche se avesse giurato di non essere stata violata, nessuno le avrebbe dato ascolto; d’altra parte, in cuor suo, aveva ormai deciso che sarebbe rimasta al fianco del vampiro fino alla fine. Alexander, i riflessi assai pronti nonostante la spossatezza, attirò la ragazza dietro di sé, facendola rientrare nella stanza, ma non fu così veloce da evitare una freccia scagliata da uno degli assalitori: il vampiro si slanciò al riparo della camera accasciandosi a terra, e la donna gli fu subito accanto. Il dardo era penetrato profondamente nel fianco, e Alexander respirava a fatica, stringendo i denti per non gridare dal dolore. “Vattene…sei ancora in tempo…” mormorò il vampiro con voce strozzata. Lei scosse il capo mentre le lacrime le annebbiavano i sensi: vide un fiotto di sangue allargarsi sulla camicia immacolata, e capì che la morte sarebbe sopraggiunta presto… Sangue…un’idea attraversò la mente di Lysandra, decisa anche a morire per salvare quella creatura che si era sacrificata per lei. Prese la freccia e la estrasse con un colpo deciso, strappando un sussulto ad Alexander, poi sollevò la gonna e sfilò da uno stivale uno stiletto affilato che portava sempre con lei: soffocò un sussulto quando la lama penetrò vicino al polso, e subito una striscia scarlatta le macchiò la pelle. “Alexander, bevi!”: Lysandra lo sollevò per quanto riuscì, sostenendolo sulle proprie ginocchia, e gli appoggiò il polso ferito sulla bocca. Il vampiro la fissò per un istante, gli occhi azzurri colmi di stupore ma anche di riconoscenza, poi le afferrò il polso e succhiò avidamente la linfa vitale che ella gli offriva spontaneamente. Lysandra chiuse gli occhi, in preda al dolore: strinse il vampiro ferito contro di sé, ansimando mentre lui la svuotava lentamente. Dunque era questo il sangue umano…un piacere innominabile e inestimabile, che non poteva essere neppure pensato o immaginato…lo sentiva scorrere nelle sue vene, un calore che gli restituiva tutte le energie vitali… Strinse con involontaria violenza il polso della donna, strappandole un gemito improvviso: fu quel lamento a riscuotere la sua mente intrappolata in una sensazione afrodisiaca: come poteva provare piacere se ella soffriva?...La sua coscienza era ben desta, e non aveva smesso un solo istante di parlare al suo cuore: Alexander la lasciò con un ruggito di rabbia, e non gli importava se in fondo era stata lei a consegnarsi a lui… Fallen Angel [Quarta Parte]Lysandra cadde contro di lui, priva di sensi, e il vampiro la strinse tra le braccia, fissando con un terribile rimorso il viso delicato che era divenuto livido… Cosa ti ho fatto?...Dunque è questa la mia condanna…aver ucciso la donna che amo… All’improvviso le grida rabbiose degli assalitori si fecero vicine, segno che essi erano già sullo scalone. Per un istante Alexander non si mosse, fissando la porta chiusa e aspettando i suoi carnefici: non aveva più nulla per cui lottare, era molto meglio morire…ma poi un pensiero lo colse: avrebbero ucciso anche lei, avrebbero assassinato un’innocente… No, questo non doveva accadere: il vampiro prese il pugnale insanguinato e lo infilò nella cintura, poi sollevò ancora una volta la donna tra le sue braccia e corse sul balcone, e saltando sulle balaustre sottostanti giunse infine a terra. Sentì distintamente la porta cedere sotto i colpi degli uomini e schiantarsi, poi le loro imprecazioni nel trovare la stanza vuota, ma non si voltò indietro. Il vampiro si muoveva in fretta, come un’ombra veloce che può sfidare le leggi della materia, e in poco tempo si trovò nel bosco, accanto a un ruscello che scorreva placido tra la vegetazione: alcuni rami spezzati, in alto, lasciavano filtrare i raggi lunari, e l’acqua rifletteva la luce argentata in un perenne movimento Alexander depose delicatamente la ragazza contro un tronco coperto di muschio, poi si sollevò con cautela la camicia quasi completamente imbrattata di sangue, e vide che la ferita provocata dal dardo si era cicatrizzata: non avrebbe mai immaginato che il sangue umano fosse una panacea così potente. Un rumore accanto a lui lo fece sobbalzare: Lysandra si mosse piano, con un flebile gemito, ma sorrise stancamente quando i suoi occhi socchiusi incontrarono quelli luminosi di Alexander: si sentiva stordita e priva di forze, ma sapeva di avergli salvato la vita. Lui le fu accanto in un soffio, e le sfiorò il viso con il cuore stretto in una morsa di emozione: non era morta, non era morta… “Voglio stare con te…non lasciarmi sola…” mormorò Lysandra con voce soffocata. Lui si avvicinò ancora, fino ad esserle addosso, e l’avvolse in un abbraccio disperato: sentì le lacrime bruciargli gli occhi e bagnargli le guance, mentre teneva il viso affondato nei capelli della donna: quanto avrebbe voluto che quell’istante durasse in eterno… Lei sollevò lentamente entrambe le mani, e rispose debolmente a quella stretta colma di passione: il suo cuore era dilaniato tra due desideri opposti, tra il bene e il male, e non riusciva a spiegarsi perché la felicità sembrava essere nella morte, mentre la vita le avrebbe portato solo solitudine. Il vampiro la lasciò andare, poi prese tra le proprie mani il polso ferito della donna: lei si mosse sorpresa quando sentì un tepore diffondersi nel suo corpo, e si rese conto che Alexander poteva guarirla semplicemente toccandola. Il vampiro, che mai si era nutrito di sangue umano, non poteva sapere che ne sarebbe bastato molto meno per ritrovare la forze: la sua energia ora era così forte che il suo corpo lasciava fuoriuscire quella in eccesso: era proprio questa energia che aveva quel potere taumaturgico. Dopo qualche istante non rimase traccia della ferita, e Lysandra ritrovò la forza, mentre il suo viso riacquistava colore. I due giovani si fissarono per qualche istante, prima che Alexander spezzasse il silenzio: “Ti chiedo perdono, amor mio…per averti trascinata in tutto questo…le nostre vite devono essere separate: il Cielo ti aiuterà, ma tu non devi restare con me…”: egli parlò quietamente, anche se la sua voce lasciava trapelare una grande tristezza. Lysandra gli sfiorò il viso: “Non potrò dimenticarti…mai!”mormorò tra le lacrime che non era riuscita a trattenere. Il vampiro si protese e un leggero bacio sigillò quelle parole, poi si alzò in piedi e fece qualche passo verso il ruscello: quando Lysandra vide balenare in alto la lama era troppo tardi, e l’eco del suo grido terribile e disperato risuonò a lungo attraverso il bosco. Alexander, il pugnale affondato nel cuore fino all’elsa, stramazzò a terra, trascinando con sé la ragazza che aveva inutilmente cercato di sostenerlo: caddero sulla riva del ruscello, dove l’acqua limpida lambiva l’erba. La donna si sollevò sopra il suo amore e prese ad accarezzargli febbrilmente il volto, invocando quel nome che le era ormai così caro: l’aveva lasciata sola, per sempre… Lysandra aveva stretto a sé il corpo senza vita, ma si ritrasse con un moto di spavento quando sentì sulla mano qualcosa di viscido: dalla ferita provocata dal pugnale stava sgorgando un liquido nero e ripugnante che aveva già macchiato tutta la stoffa, ed era così copioso da insozzare l’acqua nel punto in cui cadeva. Istintivamente la donna si slanciò verso un altro punto del ruscello e si lavò la mano sporca con un moto di angoscia e di agitazione, poi guardò ancora verso il cadavere. La luce della luna illuminava un massa nerastra in cui si distinguevano a fatica le forme di un corpo umano: era come se quella sostanza immonda stesse divorando il luogo da cui era uscita. In preda al terrore la donna si sollevò e iniziò a correre, una corsa disperata senza meta, con un solo pensiero: allontanarsi dallo scempio…Qualunque cosa stesse accadendo era così diabolica da non poter essere sopportata da uno sguardo umano. ________________________________________________________________________________________________________________________________________ La pioggia cadeva piano, ed erano gocce così sottili che sembravano una foschia. Lysandra, distesa accanto ad un albero e riparata da alcuni rami sporgenti, mosse una mano sull’erba bagnata, poi si riprese completamente: aveva freddo, e l’umidità della notte l’aveva avvolta ed era entrata dentro di lei, lasciandola intirizzita. La ragazza si mise seduta ma, non appena il ricordo di quello che era accaduto le attraversò la mente come una visione, si prese la testa tra le mani: soffocò un lamento mentre tentava di liberarsi da quell’orrore, e il suo cuore era lacerato dal dolore per una morte che non aveva potuto impedire. Una nebbia si era formata tra gli alberi, e l’atmosfera che si percepiva in quel luogo di morte appariva ancora più inquietante, poiché tutto sembrava svanire allo sguardo. La donna si alzò faticosamente in piedi, reggendosi contro il tronco, e volse lentamente gli occhi intorno a sé: era come se nulla fosse accaduto…ma non poteva essere un sogno, di questo era certa…i sogni non portano via le persone dal luogo dove esse si trovano. Incominciò a camminare, con lentezza, come se il suo corpo fosse pesante: un passo dopo l’altro, cercando di mantenere un equilibrio precario, mentre si muoveva in quel mondo che sembrava mutare continuamente sotto i suoi occhi. Non c’era direzione, non c’era nulla intorno a lei: né suoni, né qualcosa che potesse essere una guida sicura… Si fermò improvvisamente, quando udì un flebile gorgoglio: non voleva andare oltre, non voleva vedere quella cosa…o almeno ciò che poteva restarne. Cadde in ginocchio, gli occhi pieni di lacrime, e si abbandonò ad un pianto silenzioso: cosa poteva fare, ora? Cosa doveva fare, se si sentiva svuotata di ogni forza e di ogni ragione per andare avanti? Rimase a lungo così, senza agire, poi fu scossa da un brivido. Si alzò ancora, e proseguì: non le importava nulla, se avesse visto ancora l’orrore…forse si sarebbe addormentata di nuovo, per non risvegliarsi più…mai più. Ciò che vide le arrestò per un istante il pulsare del cuore: non poteva essere vero, forse la sua mente stanca e provata la stava ingannando e l’aveva condotta sull’orlo della follia… Lentamente, senza pensare né capire, si mosse piano e si lasciò cadere lì dove l’acqua si mescolava con la terraferma. Non vi era traccia di quella cosa, e solo il corpo di un uomo, immobile e leggermente girato su un fianco, giaceva sull’erba…Lysandra gli sfiorò il volto, e avvertì un insolito calore sotto le sue dita…non vi era il gelo della morte, ma il tepore di una vita appena venuta alla luce… L’uomo addormentato rispose con un gemito a quel tocco gentile, poi socchiuse gli occhi: sembrava terribilmente stanco quando si sollevò su un gomito e si guardò intorno, allo stesso tempo smarrito e sorpreso. Si passò una mano sulla fronte, come per scacciare il ricordo di un incubo, o forse per richiamare qualcosa alla memoria, ma non aveva più importanza. Lysandra lo fissava senza parlare, poiché si sentiva quasi soffocare: era come se il cuore si stesse lacerando ad ogni istante, e lei credeva che avrebbe potuto morire di una gioia così grande. Alexander le rivolse un debole sorriso poi, strisciando e trascinandosi, si spostò dove l’acqua non era fangosa: si abbassò, le mani sommerse fino a metà braccio, e avvicinò il viso a quella fresca e trasparente sorgente di vita. Bevve avidamente, per calmare la gola riarsa e inumidire le labbra secche: bevve, e ricordò. Aveva cercato la morte come unica soluzione per distruggere ciò che era diventato, ma forse la stessa forza che per lunghissimo tempo gli aveva impedito di cadere nel baratro della lussuria, ora era scesa in suo soccorso, strappandolo al male che l’aveva intrappolato… Quella forza scesa dal cielo -un cielo che quasi inconsapevolmente lui aveva invocato prima di morire- gli aveva concesso un inestimabile privilegio: era di nuovo il signore di Faron, era di nuovo un uomo…ma non era più solo: colei che aveva risvegliato nel suo cuore il sentimento più forte, colei che gli aveva restituito qualcosa che credeva di aver perso per sempre, sarebbe stata accanto a lui, adesso e domani, domani, domani… La nebbia iniziava a dissolversi, lentamente, e i due amanti si scambiarono uno sguardo: il tempo aveva compiuto un movimento repentino, come una bestia ferita che si piega su se stessa, e Ruben era stato intrappolato nella spirale del passato… Mai più Alexander avrebbe incontrato la creatura androgina, e tutto ciò che era stato o avrebbe potuto essere si sarebbe dissolto come un incubo alle prime luci dell’alba…nulla era mai accaduto, e tutto sarebbe stato presto dimenticato… Una cosa soltanto sarebbe
sopravvissuta, attraverso il balzo di un istante che unisce passato presente
futuro: un amore che aveva superato la prova più grande.
FINE
11/4/2007 "His Way Home" - Parte PrimaCiao a tutti! Sono lieta di presentare sul mio blog la conclusione del racconto "La leggenda di Winter Manor". Chi di voi conosce la saga di Final Fantasy, si accorgerà che a volte ho tratto ispirazione da alcune delle più belle e commoventi scene di questi giochi. La pubblicazione su questo blog è dedicata a Miss Aeris, webmistress di "Final Fantasy World", che esprimendo la speranza che lord Tynemouth ritrovasse la sua bella mi ha fatto venire voglia di scrivere un seguito...leggete per sapere cosa accadrà! ^^ "La leggenda di Winter Manor", prologo di questa storia, si trova negli interventi precedenti. Buona lettura!!! His Way Home - La leggenda di lord Tynemouth Behind Me - dips Eternity - ‘Tis Miracle before Me - then - Emily Dickinson, versi tratti dalla Poesia n°721
L’oceano è il confine del
mondo conosciuto. La leggenda che sto per
narrarvi parla di un uomo che, protetto dagli spiriti degli antenati, riuscì a
varcare il confine tra i due mondi. * * * L’imponente
fregata, solitario puntino in movimento, da dieci giorni e dieci notti scivolava
veloce sul mare. La brezza leggera era sufficiente a gonfiare le vele, ma
l’acqua appariva calma, come una mistica creatura addormentata che gode dei
tiepidi raggi del sole. Al di là
del mare…mi troverai.
……………………………………………………………………………………………………………………………… Una
notte, la settima da quando la nave era salpata, qualcosa era cambiato: lord
Tynemouth, in preda a un sonno agitato, aveva lasciato la sua cabina ed era
salito sul ponte, desideroso di trovare un po’ di quiete nella fresca aria
notturna.
………………………………………………………………………………………………………………………………
"His Way Home" - Parte SecondaIl
sole, abbagliante semicerchio di fuoco, stava lentamente scivolando nell’acqua,
e tingeva ogni cosa con riflessi ambrati. …………………………………………………………………………………………………………………………….... La
luce metallica che squarciò improvvisamente il cielo mostrò ai marinai la fine
del mondo. …………………………………………………………………………………………………………………………….... Il
mare sembrava una gigantesca creatura mitologica sconvolta dall’ira: con i suoi
flutti, possenti come le urla di rabbia di un colosso, pareva voler distruggere
quei folli mortali che avevano mostrato la presunzione di potersi avvicinare a quel
luogo primordiale. ……………………………………………………………………………………………………………………………… Il
tempo si era cristallizzato in una magica atmosfera, e ogni cosa intorno
sembrava lucente e viva. Io devo andare…non
cercatemi, non credo che potreste trovarmi…vi ringrazio per ogni cosa, vi devo
la mia felicità…e, non preoccupatevi per me,
io starò bene…dopotutto, questa è la mia strada per casa. * * * Questa è la leggenda. Il
vecchio marinaio narra instancabile con voce sommessa, e parla con affetto del
suo antico comandante. Egli non nasconde di essersi domandato molte volte che
cosa il suo signore possa aver trovato sul fondo della cascata. "His Way Home" - Parte TerzaLord
Tynemouth corse sul ponte della fregata e si gettò nell’oceano. ……………………………………………………………………………………………………………………………… L’aria
era fresca, e l’erba brillava per la rugiada del mattino. ……………………………………………………………………………………………………………………………… CASA! Al di là
del mare…mi troverai.
Sei venuto.
Queste
parole risuonarono nella sua mente…no, non nella sua mente! Questa volta aveva udito con gli umani sensi! FINE Questo racconto è stato scritto da me, vi prego di non copiarlo o riportarlo in altre pagine web senza il mio consenso. Grazie. La Leggenda di Winter Manor - Parte PrimaQuesto è un racconto che ho composto io. Vi prego di non copiarlo o di spacciarlo per vostro, rispettate la mia vena creativa. Grazie da Laura! La Leggenda di Winter Manor
La
nebbia era comparsa, e si era stesa in fretta sulla vallata, coprendo ogni
cosa. * * *
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