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9/4/2008 Fallen Angel [Prima Parte]“Ho sentito le loro voci pronunciare il nome di Satana, e ho visto le loro mani fare il segno della croce per scacciare il Maligno…ho avvertito la paura gelare i loro cuori, sbarrare i loro occhi: essi parlavano di me… Alexander di Faron è morto molto, molto tempo fa, e una creatura malvagia ha preso il suo posto…una creatura che non può fare altro che nutrirsi di sangue, per sopravvivere…la mia anima è immortale, come pure il mio corpo: il tempo non sfigurerà il mio volto, e potrò avere tutta la conoscenza a cui i mortali aspirano…ma non avrò la felicità che molti di loro raggiungono… Essi mi temono, essi non capiscono, non sanno e non sapranno: notte dopo notte il mio desiderio si ripresenterà implacabile, e verrà il giorno in cui dovrò soddisfarlo…io faccio ciò che è nella mia natura fare… Questa è l’ironia del mio destino, io uccido per vivere… ________________________________________________________________________________ Il fuoco che ardeva nel caminetto si stava consumando, lasciando la stanza dell’ala ovest del castello al freddo e nella penombra. L’uomo che sedeva sulla poltrona -le gambe allungate verso la cenere e la testa abbandonata contro lo schienale- poteva avere al massimo trent’anni: la pelle del viso era pallidissima, quasi d’alabastro, e gli occhi socchiusi erano d’un azzurro intenso, innaturale. Vestiva quasi completamente di nero, dai guanti agli stivali, mentre la camicia e il foulard erano bianchi; a prima vista l’uomo appariva morto, ma uno sguardo più attento avrebbe notato il lento e impercettibile alzarsi e abbassarsi del petto a ogni respiro. Egli era solo: viveva in quel maniero da così a lungo da aver perso ogni nozione temporale. Ricordava vagamente di essere stato il signore di Faron, una terra paludosa e malinconica piena di boschi, avvolta in fluttuanti coltri di nebbia per buona parte dell’anno. Con chiarezza sapeva di essere chiamato Alexander, ma quanto tempo era passato dall’ultima volta in cui una voce umana aveva pronunciato il suo nome?… Perfettamente immobile, quasi senza più avvertire la presenza del proprio corpo, egli lasciò che i pensieri si affacciassero frammentati alla sua mente… Era notte quando mi svegliai di soprassalto, appoggiato allo scrittoio su cui mi ero assopito: avevo sognato di qualcuno che entrava nella mia stanza attraverso la finestra aperta, e si fermava accanto a me, sfiorandomi la spalla. Fu quel contatto a svegliarmi, credo…e fui sorpreso, quando aprii gli occhi, di scoprire che la finestra era davvero spalancata, e una leggera brezza fresca mi sfiorava…Prima che avessi il tempo di capire cosa era successo, provai una sensazione inquietante, mi alzai di scatto e mi voltai… C’era una persona di fronte a me, che mi fissava tranquillamente con un’espressione soddisfatta: ricordo il suo volto, che era giovane e vecchio allo stesso tempo…La sua pelle ricordava con terrificante somiglianza il pallore di un cadavere, e gli occhi erano viola come un’ametista… Qualche ciuffo di capelli biondi ricadeva sulla fronte, e le labbra si curvavano leggermente in un enigmatico sorriso. Non mi mossi, pur desiderando farlo, né riuscii a profferire parola, come se quella presenza avesse annullato ogni mia volontà… Il vampiro – perché di quella creatura si trattava! – tese una mano bianca e affusolata verso di me, pronunciando il suo nome in un sussurro: “Ruben”… Con l’oscura certezza che lui sapesse chi ero, strinsi le sue dita sottili senza dir nulla, e provai un brivido nel scoprire che erano fredde come una notte d’inverno…Ritrassi in fretta la mia mano, incapace di sopportare ancora a lungo (questo fu il mio pensiero) un contatto con la morte, poiché credetti che nessun essere umano poteva essere così privo di calore come la creatura che avevo davanti… Ruben rimase impassibile, poi mosse la mano con un gesto fluido, mentre un ordine usciva dalle sue labbra: “Ascoltami…” Disse tutto ciò che doveva dire senza preamboli, con voce inaspettatamente calda e suadente, che tuttavia non potei dire con certezza se era di uomo o di donna… “Il mio tempo su questo terra sta per concludersi, ma non mi è permesso di morire se prima non mi libererò dei miei poteri…Possiedo la capacità di allungare la mia vita attraverso il sonno, ottenendo così di vivere molto più a lungo degli esseri umani…ciò che essi chiamano immortalità… Il mio corpo è divenuto fragile, e sento che non sopporterò a lungo questa situazione: Alexander di Faron, il tuo volto mi è apparso in sogno come quello dell’unico mortale il cui sangue possa annullare i poteri del mio…mi permetterai di trasferire l’immortalità dal mio corpo al tuo, affinchè io possa trovare la morte?”: mi pose infine questa domanda, ma in realtà nel mio cuore e nella mia mente scoprii di non avere scelta, se non di accettare… La creatura si avvicinò a me e mi strinse in un abbraccio, poi sentii un dolore lancinante sul collo: caddi in uno stato di torpore, e mi sembrava di precipitare sempre più in basso in un abisso di cui non potevo vedere il fondo…avvertivo distintamente i battiti del mio cuore, mentre il vampiro succhiava con lentezza tutto il mio sangue… Ricordo come in sogno ciò che avvenne dopo, quando ripresi i sensi: mi sorpresi di essere ancora vivo, pur sentendomi in qualche modo diverso da prima: la mia bocca era umida, come se avessi bevuto qualcosa di tiepido, poi vidi la creatura che rideva sommessamente mentre si fasciava il polso destro con una striscia di stoffa, e allora compresi che mi aveva nutrito con il suo stesso sangue, che era una mescolanza tra il mio, mortale, e il suo, immortale, per impedirmi di morire. Mi sollevai in ginocchio, e vidi che il suo volto non era più così pallido, lo sfiorai e sentii che un lieve calore si stava diffondendo in lui… Andai alla specchiera che era vicino al camino e mi resi conto con un moto di orrore che io ero cambiato: era il mio viso ad aver assunto un biancore mortale, e sentivo una sensazione di gelo insinuarsi in ogni angolo del mio corpo…Mi sostenni contro il muro per non cadere, e quando mi voltai vidi che Ruben se n’era andato, silenzioso com’era venuto, mentre l’eco della sua sottile risata risuonava ancora nella mia testa…Una menzogna, un’orrenda menzogna…Mi aveva ingannato, solo ora lo comprendevo: no, lui non voleva una vittima sacrificale per liberarsi della sua natura perversa…lui voleva imprigionare altri in quella stessa rete demoniaca e di peccato…Fui colto da una vertigine, e da una disperazione terribile: come avrei potuto vivere?... Come poteva esistere una vita nella morte?... Scoprii molto presto che il sonno non era sufficiente per protrarre la mia esistenza, ma avevo bisogno di sangue per nutrirmi: resistetti per molti giorni, ma infine la mancanza di forze vinse la mia ripugnanza, e bevvi il sangue di un animale selvatico che avevo ucciso… In seguito, dopo aver preso confidenza con la mia nuova condizione di vampiro, vidi di possedere una grande leggerezza, e potevo saltare da grandi altezze senza farmi male… Mi nutrivo solo quando era
necessario, e sempre di sangue animale, senza avere il coraggio di affondare i
denti nel collo di un essere umano…
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