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    9/4/2008

    Fallen Angel [Seconda Parte]

    Il signore di Faron si alzò in piedi con gesti lenti e misurati, e barcollò in avanti di qualche passo: si sostenne alla mensola del caminetto e si premette le dita sugli occhi, come per scacciare la nebbia che gli aveva per un istante offuscato la vista.

    Non avrebbe potuto resistere ancora a lungo, sentiva che in ogni momento trascorso il suo corpo si indeboliva maggiormente…sangue…il pensiero balenò nella sua mente, ed egli sollevò la testa, consapevole di ciò che doveva fare…

    Cominciò a muoversi piano, per risvegliare i muscoli intorpiditi, poi si fermò di scatto come colpito da un fulmine: che cos’era quella sensazione che era nata dentro il suo cuore e che sembrava bruciare tutto il suo essere?…Un desiderio incontrollabile, che poteva essere placato solo realizzandolo: sangue umano…

    Alexander cadde in ginocchio, lasciandosi sfuggire un gemito dalle labbra: no, no, no!…

    Quante volte avrebbe scelto l’uomo all’animale, ma sempre si era allontanato con orrore da quell’idea…eppure cominciava, solo ora dopo così tanto tempo, a rendersi conto che poteva esserci  piacere nell’uccidere un essere umano…

    Alexander lasciò vagare la sua mente attraverso la lussuria del pensiero: succhiare il sangue di una donna sarebbe stato come fare l’amore con lei…

    Risoluto si sollevò, andò verso la finestra e la spalancò: l’aria era gelida, e le stelle erano coperte da pesanti coltri di nuvole scure; solo la luna piena riusciva ogni tanto ad emergere, una macchia biancastra nell’oscurità.

    In fondo alla valle si vedevano le luci del villaggio, unico punto di riferimento nella campagna nera: era lì che Alexander avrebbe cercato la sua prima vittima.

    Uscì sul balconcino di pietra, poi con gesti agili e veloci, aiutandosi con l’edera rampicante che aveva invaso il muro, toccò terra. Si mosse velocemente nel giardino, uscì dal cancello socchiuso e passò come un’ombra tra la bassa vegetazione della campagna fino a giungere al villaggio.

    Il vampiro vagò per la strade deserte, senza che i suoi passi producessero alcun rumore: camminò tra le case e contro i muri, poi si fermò e alzò lo sguardo su una finestra da cui usciva una luce tremolante; con un salto raggiunse il davanzale e si tenne in equilibrio su di esso, e appoggiò il viso al vetro.

    Nella stanza, che si trovava al piano superiore della locanda, vi era una donna addormentata: essa giaceva distesa sul letto, vestita, con gli stivali ancora addosso e i lunghi capelli neri sciolti sul cuscino.

    Le ante della finestra si spalancarono silenziosamente sotto la pressione delle mani, e Alexander entrò nella stanza, socchiudendo i vetri dietro di sè: faceva caldo, perché il fuoco era ancora acceso, e si sentivano voci smorzate giungere dalla sala comune al piano di sotto.

    Il vampiro si avvicinò al letto e si chinò sulla donna, si sfilò un guanto e le sfiorò la guancia con le dita: la sua pelle era tiepida, ed emanava un delicato profumo di fiori; per un istante Alexander sentì riaffiorare il sentimento che finora l’aveva trattenuto dal nutrirsi di sangue umano, ma subito lo scacciò: gli era stato dato un potere in dono, ed egli ne avrebbe finalmente goduto, dopo anni di inutili resistenze.

    Sollevò la donna tra le braccia, apparentemente senza sforzo, poi si avvicinò alla finestra che si aprì senza far rumore, mossa dalla forza del pensiero.

    Balzò giù con movenze feline, e prese a correre verso il castello, dimenticando la sua debolezza e animato da una sconosciuta eccitazione.

    Senza arrischiarsi a raggiungere il balcone con la donna in braccio, entrò dal cancello e salì lo scalone, dove gli intricati disegni delle ragnatele risplendevano di bagliori argentati. Attraversò il corridoio e fu di nuovo nella sua stanza, stringendo sempre a sé la donna, che per qualche strano incantesimo non si era svegliata: la adagiò con cura sul letto, poi andò a chiudere la finestra poiché l’aria era gelida. Si tolse i guanti di pelle, gettò un pezzo di legno nel caminetto e la fiamma rinacque improvvisa e alta dalla cenere.

    Alexander sedette sul bordo del letto a baldacchino, fermandosi solo ora a studiare i lineamenti di colei che aveva rapito.

    Poteva avere ventidue o ventitre anni, la pelle era chiara e le labbra erano sottili, e il colorito roseo era messo in risalto dai capelli corvini, che alla luce del fuoco assumevano curiosi riflessi violacei. Il vampiro avvolse le dita nella capigliatura, giocando con essa, e scoprì che al tatto sembrava seta.

    L’elegante abito verde scuro aveva maniche lunghe strette sulle spalle e ampie sui polsi, ed era scollato quasi fino al seno: certamente la donna era una viaggiatrice che si era fermata alla locanda per trascorrere la notte.

    Alexander si sistemò in modo da poter guardare la ragazza addormentata, e trascorse un’ora così, immobile, senza smettere di fissare quel volto bellissimo e delicato…

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