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9/4/2008 Fallen Angel [Terza Parte]
Antichi timori cominciarono a muoversi insidiosi nella mia mente, riportando alla luce le mie paure più profonde…Mi rendevo conto, inconsciamente, che non avrei mai potuto, neanche in un’altra migliaia di anni, nutrirmi con la linfa vitale della creatura che avevo portato con me… Mi ero sbagliato credendo che sarebbe stato come amarla…avrei piuttosto compiuto uno stupro, poiché io soltanto avrei provato piacere, mentre per lei sarei stato come l’angelo della morte… Eppure non riuscivo a distogliere lo sguardo da colei di cui credevo di non aver mai visto l’uguale: così bella, così preziosa, fragile ma allo stesso tempo forte… ________________________________________________________________________________________________________________________________________ Amore, un sentimento estraneo al suo cuore, che tuttavia non lasciava dubbi su ciò che era: Alexander si alzò in fretta e andò alla finestra, appoggiando la fronte al vetro freddo: l’amava, lui che non aveva mai amato, e non voleva darle la morte, lui che in fondo aveva rinunciato alla sua vita mortale in cambio di quella immortale…Ma era possibile che l’amore riempisse l’anima di una gioia così grande da non poter essere neppure nominata? Sangue, sangue umano…la brama lo colpì improvvisa, violenta: cercò di lottare contro quell’empio desiderio, ma la sua volontà era come soffocata nelle spire del peccato, ed egli si trovò ancora una volta divorato dalla terribile febbre che si sentiva ormai incapace di respingere… Un gemito dietro di lui attirò la sua attenzione, e vide che la ragazza si era svegliata, ed ora si guardava intorno frastornata e sorpresa; Alexander fu accanto al letto con la velocità di un’ombra, e fu scosso da un brivido nel vedere quegli occhi neri e spaventati posarsi su di lui. “Il mio nome è Alexander…come vi chiamate?”: la domanda non fu altro che un rauco sussurro. La donna si ritrasse leggermente, senza poter distogliere lo sguardo dalla figura che le stava di fronte e la sovrastava: non ricordava di aver mai visto un uomo più bello e affascinante, e sentiva che se avesse indugiato ancora a fissare quell’azzurro così intenso sarebbe stata persa per sempre. “Lysandra” mormorò infine. Lentamente, come per prolungare in eterno quegli istanti, Alexander si protese verso la ragazza, le pose una mano sulla spalla e la spinse piano, giù, giù, fino a farla sdraiare sulla schiena... Salì con un ginocchio sul letto e si chinò sulla donna, fino a che i loro corpi furono perfettamente sovrapposti, come un solo corpo… Il vampiro le sfiorò le labbra con un bacio, poi le affondò il viso nei capelli, sentendo un sospiro uscire dalla gola della donna…socchiuse la bocca contro il suo collo, immaginando il sangue caldo scorrere dentro di lui restituendogli la forza…sarebbe bastato poco, mentre lei, anche se avesse voluto, non avrebbe potuto difendersi in alcun modo… Con un grido soffocato Alexander si strappò da lei e dovette appoggiarsi al sostegno del baldacchino per non cadere…ansimava penosamente, e si portò una mano sul cuore come per trattenerlo prima che scoppiasse…non voleva farlo, non voleva farlo, non poteva commettere un atto così terribile…non voleva diventare una creatura del demonio, se pure non lo era già… La donna si sollevò, spezzando il sortilegio che come una ragnatela l’aveva imprigionata e stordita: avrebbe voluto fuggire, poiché aveva compreso che specie di creatura era quella che aveva di fronte, ma prima che potesse ritrovare la lucidità necessaria per tentare di muoversi il vampiro era caduto in ginocchio, protendendo le mani bianche verso di lei. “Perdonatemi…vi prego, perdonatemi…” mormorò Alexander con voce debole e tremante. La ragazza scese dal letto e rimase in piedi di fronte a lui: “Siete un vampiro…” sussurrò in risposta, guardandolo senza espressione. Lui abbassò le braccia, e Lysandra vide con triste stupore che gli occhi azzurri erano offuscati dalle lacrime: mosse qualche passo incerto, poi s’inginocchiò anch’essa. Non avrebbe saputo spiegare perché faceva questo: era convinta che se fosse fuggita lui non avrebbe fatto assolutamente nulla per impedirglielo…ma non era questo voleva. Gli sfiorò il volto freddo e pallido, e provò un’inspiegabile sensazione di calore, poi lentamente gli cinse il collo con le braccia. Con gesti quasi impacciati Alexander ricambiò l’abbraccio, perdendosi nei meandri di un’emozione senza tempo. Il seno premuto contro il petto robusto, Lysandra sentì che i loro cuori battevano con la stessa intensità nello stesso momento, e comprese che il suo destino doveva compiersi accanto a quella creatura, nella gioia o nel dolore. “Vorrei amarti come un uomo ama una donna…” Alexander le sussurrò improvvisamente all’orecchio, “…ma se io lo facessi tu diventeresti come me…e io non voglio rubare la tua vita e la tua anima…mi sono troppo care per strappartele in questo modo”. Lysandra si ritrasse un poco fissandolo lungamente negli occhi, poi lo baciò sulle labbra con una delicatezza non scevra di ardore: “Tu sei un angelo caduto, che però è riuscito a risollevarsi dal fango del peccato…ma sono io a chiedertelo, ora…fammi diventare come te, perchè ti possa rimanere accanto in eterno…”. Il vampiro esitò: aveva giurato a se stesso che piuttosto avrebbe scelto la morte, ma non voleva mai più cedere alla brama di bere sangue umano. Vide una fredda determinazione negli occhi scuri della donna…ma come poteva concederle una vita che le avrebbe negato ogni felicità?…Tu non capisci…non sai quello che dici… I loro pensieri furono interrotti da grida e rumori provenienti dal giardino: balzarono in piedi e corsero alla finestra, uscendo sul balconcino: la luna comparve in quell’istante da dietro una nube, e mostrò un gruppo di uomini armati di bastoni, coltelli e archi che si muovevano nel giardino verso il cortile, e apparivano intenzionati ad entrare nel castello. Quelli si fermarono quando videro le due figure in piedi sul balcone, e quando la luna emerse completamente, illuminando a giorno i volti di ognuno, cinque di loro riconobbero la padrona. Essi erano infatti i servitori che avevano accompagnato Lysandra e che, accortisi della sua scomparsa, avevano dato l’allarme. Gli altri dieci, uomini della locanda, avevano spiegato che nel castello viveva una creatura chiamata vampiro: tutti lo sapevano, ma nessuno aveva mai avuto il coraggio di andare e cercare di ucciderla. La creatura non si era mai scagliata contro gli uomini, ma poteva averlo fatto ora con la straniera, e siccome la finestra era stata trovata aperta e la porta chiusa a chiave, non potevano persistere dubbi. “Uccidiamo il mostro!”: il grido salì lugubre fino al balcone, e Lysandra comprese che neppure per lei ci sarebbe stata salvezza: essi avrebbero creduto che lei era stata catturata dal demonio, e anche se avesse giurato di non essere stata violata, nessuno le avrebbe dato ascolto; d’altra parte, in cuor suo, aveva ormai deciso che sarebbe rimasta al fianco del vampiro fino alla fine. Alexander, i riflessi assai pronti nonostante la spossatezza, attirò la ragazza dietro di sé, facendola rientrare nella stanza, ma non fu così veloce da evitare una freccia scagliata da uno degli assalitori: il vampiro si slanciò al riparo della camera accasciandosi a terra, e la donna gli fu subito accanto. Il dardo era penetrato profondamente nel fianco, e Alexander respirava a fatica, stringendo i denti per non gridare dal dolore. “Vattene…sei ancora in tempo…” mormorò il vampiro con voce strozzata. Lei scosse il capo mentre le lacrime le annebbiavano i sensi: vide un fiotto di sangue allargarsi sulla camicia immacolata, e capì che la morte sarebbe sopraggiunta presto… Sangue…un’idea attraversò la mente di Lysandra, decisa anche a morire per salvare quella creatura che si era sacrificata per lei. Prese la freccia e la estrasse con un colpo deciso, strappando un sussulto ad Alexander, poi sollevò la gonna e sfilò da uno stivale uno stiletto affilato che portava sempre con lei: soffocò un sussulto quando la lama penetrò vicino al polso, e subito una striscia scarlatta le macchiò la pelle. “Alexander, bevi!”: Lysandra lo sollevò per quanto riuscì, sostenendolo sulle proprie ginocchia, e gli appoggiò il polso ferito sulla bocca. Il vampiro la fissò per un istante, gli occhi azzurri colmi di stupore ma anche di riconoscenza, poi le afferrò il polso e succhiò avidamente la linfa vitale che ella gli offriva spontaneamente. Lysandra chiuse gli occhi, in preda al dolore: strinse il vampiro ferito contro di sé, ansimando mentre lui la svuotava lentamente. Dunque era questo il sangue umano…un piacere innominabile e inestimabile, che non poteva essere neppure pensato o immaginato…lo sentiva scorrere nelle sue vene, un calore che gli restituiva tutte le energie vitali… Strinse con involontaria violenza il polso della donna, strappandole un gemito improvviso: fu quel lamento a riscuotere la sua mente intrappolata in una sensazione afrodisiaca: come poteva provare piacere se ella soffriva?...La sua coscienza era ben desta, e non aveva smesso un solo istante di parlare al suo cuore: Alexander la lasciò con un ruggito di rabbia, e non gli importava se in fondo era stata lei a consegnarsi a lui… TrackbacksWeblogs that reference this entry
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