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    9/4/2008

    Fallen Angel [Quarta Parte]

    Lysandra cadde contro di lui, priva di sensi, e il vampiro la strinse tra le braccia, fissando con un terribile rimorso il viso delicato che era divenuto livido…

    Cosa ti ho fatto?...Dunque è questa la mia condanna…aver ucciso la donna che amo…

    All’improvviso le grida rabbiose degli assalitori si fecero vicine, segno che essi erano già sullo scalone. Per un istante Alexander non si mosse, fissando la porta chiusa e aspettando i suoi carnefici: non aveva più nulla per cui lottare, era molto meglio morire…ma poi un pensiero lo colse: avrebbero ucciso anche lei, avrebbero assassinato un’innocente…

    No, questo non doveva accadere: il vampiro prese il pugnale insanguinato e lo infilò nella cintura, poi sollevò ancora una volta la donna tra le sue braccia e corse sul balcone, e saltando sulle balaustre sottostanti giunse infine a terra.

    Sentì distintamente la porta cedere sotto i colpi degli uomini e schiantarsi, poi le loro imprecazioni nel trovare la stanza vuota, ma non si voltò indietro.

    Il vampiro si muoveva in fretta, come un’ombra veloce che può sfidare le leggi della materia, e in poco tempo si trovò nel bosco, accanto a un ruscello che scorreva placido tra la vegetazione: alcuni rami spezzati, in alto, lasciavano filtrare i raggi lunari, e l’acqua rifletteva la luce argentata in un perenne movimento

    Alexander depose delicatamente la ragazza contro un tronco coperto di muschio, poi si sollevò con cautela la camicia quasi completamente imbrattata di sangue, e vide che la ferita provocata dal dardo si era cicatrizzata: non avrebbe mai immaginato che il sangue umano fosse una panacea così potente.

    Un rumore accanto a lui lo fece sobbalzare: Lysandra si mosse piano, con un flebile gemito, ma sorrise stancamente quando i suoi occhi socchiusi incontrarono quelli luminosi di Alexander: si sentiva stordita e priva di forze, ma sapeva di avergli salvato la vita.

    Lui le fu accanto in un soffio, e le sfiorò il viso con il cuore stretto in una morsa di emozione: non era morta, non era morta…

    “Voglio stare con te…non lasciarmi sola…” mormorò Lysandra con voce soffocata.

    Lui si avvicinò ancora, fino ad esserle addosso, e l’avvolse in un abbraccio disperato: sentì le lacrime bruciargli gli occhi e bagnargli le guance, mentre teneva il viso affondato nei capelli della donna: quanto avrebbe voluto che quell’istante durasse in eterno…

    Lei sollevò lentamente entrambe le mani, e rispose debolmente a quella stretta colma di passione: il suo cuore era dilaniato tra due desideri opposti, tra il bene e il male, e non riusciva a spiegarsi perché la felicità sembrava essere nella morte, mentre la vita le avrebbe portato solo solitudine.

    Il vampiro la lasciò andare, poi prese tra le proprie mani il polso ferito della donna: lei si mosse sorpresa quando sentì un tepore diffondersi nel suo corpo, e si rese conto che Alexander poteva guarirla semplicemente toccandola.

    Il vampiro, che mai si era nutrito di sangue umano, non poteva sapere che ne sarebbe bastato molto meno per ritrovare la forze: la sua energia ora era così forte che il suo corpo lasciava fuoriuscire quella in eccesso: era proprio questa energia che aveva quel potere taumaturgico. Dopo qualche istante non rimase traccia della ferita, e Lysandra ritrovò la forza, mentre il suo viso riacquistava colore.

    I due giovani si fissarono per qualche istante, prima che Alexander spezzasse il silenzio: “Ti chiedo perdono, amor mio…per averti trascinata in tutto questo…le nostre vite devono essere separate: il Cielo ti aiuterà, ma tu non devi restare con me…”: egli parlò quietamente, anche se la sua voce lasciava trapelare una grande tristezza.

    Lysandra gli sfiorò il viso: “Non potrò dimenticarti…mai!”mormorò tra le lacrime che non era riuscita a trattenere.

    Il vampiro si protese e un leggero bacio sigillò quelle parole, poi si alzò in piedi e fece qualche passo verso il ruscello: quando Lysandra vide balenare in alto la lama era troppo tardi, e l’eco del suo grido terribile e disperato risuonò a lungo attraverso il bosco.

    Alexander, il pugnale affondato nel cuore fino all’elsa, stramazzò a terra, trascinando con sé la ragazza che aveva inutilmente cercato di sostenerlo: caddero sulla riva del ruscello, dove l’acqua limpida lambiva l’erba.

    La donna si sollevò sopra il suo amore e prese ad accarezzargli febbrilmente il volto, invocando quel nome che le era ormai così caro: l’aveva lasciata sola, per sempre…

    Lysandra aveva stretto a sé il corpo senza vita, ma si ritrasse con un moto di spavento quando sentì sulla mano qualcosa di viscido: dalla ferita provocata dal pugnale stava sgorgando un liquido nero e ripugnante che aveva già macchiato tutta la stoffa, ed era così copioso da insozzare l’acqua nel punto in cui cadeva.

    Istintivamente la donna si slanciò verso un altro punto del ruscello e si lavò la mano sporca con un moto di angoscia e di agitazione, poi guardò ancora verso il cadavere.

    La luce della luna illuminava un massa nerastra in cui si distinguevano a fatica le forme di un corpo umano: era come se quella sostanza immonda stesse divorando il luogo da cui era uscita.

    In preda al terrore la donna si sollevò e iniziò a correre, una corsa disperata senza meta, con un solo pensiero: allontanarsi dallo scempio…Qualunque cosa stesse accadendo era così diabolica da non poter essere sopportata da uno sguardo umano. ________________________________________________________________________________________________________________________________________

     La pioggia cadeva piano, ed erano gocce così sottili che sembravano una foschia.

    Lysandra, distesa accanto ad un albero e riparata da alcuni rami sporgenti, mosse una mano sull’erba bagnata, poi si riprese completamente: aveva freddo, e l’umidità della notte l’aveva avvolta ed era entrata dentro di lei, lasciandola intirizzita.

    La ragazza si mise seduta ma, non appena il ricordo di quello che era accaduto le attraversò la mente come una visione, si prese la testa tra le mani: soffocò un lamento mentre tentava di liberarsi da quell’orrore, e il suo cuore era lacerato dal dolore per una morte che non aveva potuto impedire.

    Una nebbia si era formata tra gli alberi, e l’atmosfera che si percepiva in quel luogo di morte appariva ancora più inquietante, poiché tutto sembrava svanire allo sguardo.

    La donna si alzò faticosamente in piedi, reggendosi contro il tronco, e volse lentamente gli occhi intorno a sé: era come se nulla fosse accaduto…ma non poteva essere un sogno, di questo era certa…i sogni non portano via le persone dal luogo dove esse si trovano.

    Incominciò a camminare, con lentezza, come se il suo corpo fosse pesante: un passo dopo l’altro, cercando di mantenere un equilibrio precario, mentre si muoveva in quel mondo che sembrava mutare continuamente sotto i suoi occhi.

    Non c’era direzione, non c’era nulla intorno a lei: né suoni, né qualcosa che potesse essere una guida sicura…

    Si fermò improvvisamente, quando udì un flebile gorgoglio: non voleva andare oltre, non voleva vedere quella cosa…o almeno ciò che poteva restarne.

    Cadde in ginocchio, gli occhi pieni di lacrime, e si abbandonò ad un pianto silenzioso: cosa poteva fare, ora? Cosa doveva fare, se si sentiva svuotata di ogni forza e di ogni ragione per andare avanti?

    Rimase a lungo così, senza agire, poi fu scossa da un brivido.

    Si alzò ancora, e proseguì: non le importava nulla, se avesse visto ancora l’orrore…forse si sarebbe addormentata di nuovo, per non risvegliarsi più…mai più.

    Ciò che vide le arrestò per un istante il pulsare del cuore: non poteva essere vero, forse la sua mente stanca e provata la stava ingannando e l’aveva condotta sull’orlo della follia…

    Lentamente, senza pensare né capire, si mosse piano e si lasciò cadere lì dove l’acqua si mescolava con la terraferma.

    Non vi era traccia di quella cosa, e solo il corpo di un uomo, immobile e leggermente girato su un fianco, giaceva sull’erba…Lysandra gli sfiorò il volto, e avvertì un insolito calore sotto le sue dita…non vi era il gelo della morte, ma il tepore di una vita appena venuta alla luce…

    L’uomo addormentato rispose con un gemito a quel tocco gentile, poi socchiuse gli occhi: sembrava terribilmente stanco quando si sollevò su un gomito e si guardò intorno, allo stesso tempo smarrito e sorpreso. Si passò una mano sulla fronte, come per scacciare il ricordo di un incubo, o forse per richiamare qualcosa alla memoria, ma non aveva più importanza.

    Lysandra lo fissava senza parlare, poiché si sentiva quasi soffocare: era come se il cuore si stesse lacerando ad ogni istante, e lei credeva che avrebbe potuto morire di una gioia così grande.

    Alexander le rivolse un debole sorriso poi, strisciando e trascinandosi, si spostò dove l’acqua non era fangosa: si abbassò, le mani sommerse fino a metà braccio, e avvicinò il viso a quella fresca e trasparente sorgente di vita.

    Bevve avidamente, per calmare la gola riarsa e inumidire le labbra secche: bevve, e ricordò.

    Aveva cercato la morte come unica soluzione per distruggere ciò che era diventato, ma forse la stessa forza che per lunghissimo tempo gli aveva impedito di cadere nel baratro della lussuria, ora era scesa in suo soccorso, strappandolo al male che l’aveva intrappolato…

    Quella forza scesa dal cielo -un cielo che quasi inconsapevolmente lui aveva invocato prima di morire- gli aveva concesso un inestimabile privilegio: era di nuovo il signore di Faron, era di nuovo un uomo…ma non era più solo: colei che aveva risvegliato nel suo cuore il sentimento più forte, colei che gli aveva restituito qualcosa che credeva di aver perso per sempre, sarebbe stata accanto a lui, adesso e domani, domani, domani…

    La nebbia iniziava a dissolversi, lentamente, e i due amanti si scambiarono uno sguardo: il tempo aveva compiuto un movimento repentino, come una bestia ferita che si piega su se stessa, e Ruben era stato intrappolato nella spirale del passato…

    Mai più Alexander avrebbe incontrato la creatura androgina, e tutto ciò che era stato o avrebbe potuto essere si sarebbe dissolto come un incubo alle prime luci dell’alba…nulla era mai accaduto, e tutto sarebbe stato presto dimenticato…

    Una cosa soltanto sarebbe sopravvissuta, attraverso il balzo di un istante che unisce passato presente futuro: un amore che aveva superato la prova più grande.

     

    FINE

    Comments (1)

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    Carlottawrote:
    Ciao Laura,
    finalmente aggiorni.
     
    Qui trovi un forum molto carino di scrittura. C'è tanta gente che ama scrivere e ci si commenta a vicenda.
    Se mi cerchi sono DabriaTiann.
    Un bacio
    Sept. 6

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