Ciao a tutti! Sono lieta di presentare sul mio blog la conclusione del racconto "La leggenda di Winter Manor". Chi di voi conosce la saga di Final Fantasy, si accorgerà che a volte ho tratto ispirazione da alcune delle più belle e commoventi scene di questi giochi.
La pubblicazione su questo blog è dedicata a Miss Aeris, webmistress di "Final Fantasy World", che esprimendo la speranza che lord Tynemouth ritrovasse la sua bella mi ha fatto venire voglia di scrivere un seguito...leggete per sapere cosa accadrà! ^^
"La leggenda di Winter Manor", prologo di questa storia, si trova negli interventi precedenti. Buona lettura!!!
His Way Home - La leggenda di lord Tynemouth
Behind Me - dips Eternity -
Before Me - Immortality -
Myself - the Term between -
‘Tis Miracle before Me - then -
‘Tis Miracle behind - between -
With Midnight to the North -
And Maelstrom - in the Sky -
Emily
Dickinson, versi tratti dalla Poesia n°721
L’oceano è il confine del
mondo conosciuto.
Le nazioni sorgono a
destra e a sinistra di esso, lo circondano come in abbraccio, ma vi è una parte
di esso che nessun uomo ha mai raggiunto, né potrà farlo.
Le leggende non mentono,
vivono nella memoria di anziani marinai con la pelle riarsa dal sole: essi
narrano di una cascata la cui maestosità e imponenza vanno oltre ogni fantasia
umana.
Molte delle navi che si
sono spinte là non hanno mai fatto ritorno: forse sono state risucchiate
nell’abisso, forse non hanno saputo ritrovare la via di casa.
Alcuni viaggiatori, dopo
mesi di navigazione sempre dritta davanti a loro, approdarono alla stessa terra
da cui erano salpati senza aver visto nulla. Così, qualcuno giunse alla
conclusione che il mondo in cui vivevano doveva avere la forma di una sfera, e
siccome non poteva esistere una voragine nell’oceano,quella storia continuò a
sopravvivere solo nei miti e nei racconti dei vecchi lupi di mare.
Nessuno sa se l’abisso
esista davvero, e cosa ci sia, in esso…gli anziani dicono che non è dato
all’uomo di saperlo, perché quella è la fine del mondo.
________________________________________________________________________________________________
La leggenda che sto per
narrarvi parla di un uomo che, protetto dagli spiriti degli antenati, riuscì a
varcare il confine tra i due mondi.
Di lui rimase solo
memoria nelle parole di un vecchissimo marinaio dalla lunga barba bianca, che
si trovava sulla stessa nave del gentiluomo quando egli si lasciò cadere in acqua
e fu portato verso l’abisso.
Il gentiluomo scomparve
ben presto agli occhi dell’equipaggio, e nessuno sa cosa avvenne di lui. Il suo
nome era Lord Tynemouth.
* * *
L’imponente
fregata, solitario puntino in movimento, da dieci giorni e dieci notti scivolava
veloce sul mare. La brezza leggera era sufficiente a gonfiare le vele, ma
l’acqua appariva calma, come una mistica creatura addormentata che gode dei
tiepidi raggi del sole.
La Valle del Tempo Smarrito e la
brughiera erano state lentamente avvolte dalla nebbia, e anche l’alta scogliera
era ormai scomparsa dietro la nave.
“Verso
l’orizzonte”: queste parole aveva pronunciato Lord Tynemouth di fronte ai suoi
uomini, quando essi gli avevano domandato la rotta da seguire.
Essi
si erano guardati costernati: erano memori delle innumerevoli quanto perigliose
imprese attraverso le quali il loro comandante li aveva condotti, ma non erano
folli: sapevano di non poter sfidare a tal punto la sorte tanto da voler
giungere ai confini del mondo.
Il
gentiluomo non aveva detto più nulla, si era limitato a scrollare le spalle, ma
una luce nei suoi occhi -una luce che lasciava comprendere che non vi era
un’altra meta possibile- aveva spinto l’equipaggio a fidarsi di lui ancora una
volta; Lord Tynemouth sapeva che poteva essere l’ultima, ma allo stesso tempo
sperava in cuor suo di non dover sacrificare la vita di quegli uomini, pur avendo
la certezza che essi lo avrebbero seguito ovunque.
Essi
non chiesero nulla, né il comandante raccontò: ciò che era successo apparteneva
a lui solo, ed egli non voleva svelare il suo segreto -né forse ne aveva il
diritto-.
Il
gentiluomo era in piedi sul ponte della sua nave, e teneva lo sguardo fisso
davanti a sé, sull’immensa distesa d’acqua che lo circondava.
Era
perso nel labirinto dei suoi pensieri, e le voci dei marinai giungevano come un
brusio lontano, che sovrastava appena il ciclico scrosciare delle onde che
lambivano lo scafo.
La
sua mente era come sopita, e le sensazioni che provava erano completamente
illogiche: all’incontro con lei il
suo cuore aveva conosciuto una tempesta che lo aveva scosso fin nei più
profondi abissi, ma ora era come se quell’indescrivibile esperienza si stesse
dissolvendo, nel suo ricordo.
Non
erano trascorsi che pochi giorni, sembravano mille anni: una cosa sola restava
immutabile nella sua memoria, come un’iscrizione sulla pietra: quelle poche, oscure
parole che lei gli aveva sussurrato
prima di lasciarlo.
Al di là
del mare…mi troverai.
Lord
Tynemouth sollevò la mano destra, e le sue dita si strinsero sul gioiello che
portava al collo: era una piccola croce d’oro, ricoperta di pietre preziose che
emanavano colorati e accecanti riflessi quando incontravano il sole.
Egli
chiuse gli occhi, e di nuovo ebbe un moto di sorpresa, quasi di rispetto per un
sacro mistero che non poteva comprendere: ogni volta che toccava la croce, come
un’onda improvvisa rende incontrollabile un placido fiume così una miriade di
pensieri travolgeva la sua mente, riconducendola all’atelier in cima alla
torre, alla donna così ancestrale eppure così familiare, alla sua dolcissima voce
che a lui, e a lui soltanto, aveva chiesto aiuto.
Quante
volte, durante gli interminabili giorni che sempre più lo allontanavano da lei, egli aveva stretto forte quella
piccola croce come unica speranza per poter calmare la sua inquietudine!
Quando
la nebbia aveva celato la brughiera alle sue spalle, il gentiluomo aveva avuto
la sensazione che davvero tutto fosse scomparso: sentiva che, se avesse deciso di tornare indietro, si sarebbe
smarrito per sempre in una bruma eterna, senza ritrovare mai più Winter Manor.
L’unica
via era di fronte a lui, all’orizzonte di un oceano che si stendeva fin dove
l’occhio poteva giungere…Eppure, egli era triste: salpando verso il mare, credeva
di scivolare via dall’unico luogo in cui aveva trovato la felicità -o almeno
un’illusione di essa-.
………………………………………………………………………………………………………………………………
Una
notte, la settima da quando la nave era salpata, qualcosa era cambiato: lord
Tynemouth, in preda a un sonno agitato, aveva lasciato la sua cabina ed era
salito sul ponte, desideroso di trovare un po’ di quiete nella fresca aria
notturna.
Sopra
di lui il cielo stellato era come una barriera che nascondeva realtà troppo
grandi per la natura umana: le stelle parevano minuscole finestre da cui
filtrava la luce dell’infinito, una luce splendente che appariva viva,
pulsante. Questa maestosa cupola naturale scendeva fino a lambire l’acqua,
pareva mescolarsi con essa.
Creature
mitiche, conosciute solo attraverso le leggende tramandate, affioravano di
tanto in tanto tra le increspature, draghi marini dalle scaglie lucenti che forse
nessun uomo aveva mai visto.
Non
vi era altro suono che quello dell’eterno movimento, ma per lord Tynemouth
questo era un canto dolcissimo, che calmava la sua angoscia e cullava la sua
mente.
Lentamente,
quasi impercettibilmente, le linee dello spazio iniziarono a mutare: l’acqua
divenne scintillante, i contorni della nave si dissolsero, le stelle sembrarono
farsi più vicine…
Il
gentiluomo mosse qualche passo guardando intorno a sé: era stupito dalla
meraviglia di ciò che accadeva, e non vi era alcun timore in lui.
Camminò
con lentezza, come sospeso in una atmosfera onirica, in cui il trascorrere del
tempo non aveva importanza.
Ad
un tratto qualcosa prese forma davanti ai suoi occhi: uno specchio a grandezza
naturale con una mirabile cornice d’argento modellata in forme sinuose.
La
sua immagine riflessa era sfumata, egli non era neppure certo che fosse lui la figura al di là, in quella
dimensione uguale e allo stesso tempo diversa.
Come
seguendo un impulso dettato dal suo cuore, e allo stesso tempo sorpreso di sentire che ciò che accadeva era reale,
appoggiò la mano destra sulla superficie lucente.
Un’abbagliante
luce bianca balenò, avvolgendo ogni cosa, e poteva essere il frutto di un tempo
eterno come di un solo, inafferrabile istante.
La
luce scomparve, e il gentiluomo non vide più se stesso: un’altra persona stava
in piedi di fronte a lui, come un riflesso di lui, ma non lui…
Erano
uno di fronte all’altra, ora, separati solo dallo specchio.
Egli
poteva sentire il calore della mano della donna contro la sua, e sapeva che lei era viva…ma ancora non
era giunto il momento perché gli fosse concesso altro che quella fugace
illusione.
Le
loro mani unite si strinsero, e quando le loro dita si intrecciarono il
gentiluomo ebbe la sensazione di avere trapassato una superficie fredda e
soffice: il vetro dello specchio si era come dissolto all’unione dei loro corpi,
divenendo null’altro che aria.
Egli
fece ancora un passo in avanti, e lei,
come un semplice riflesso, fece lo stesso: erano così vicini, ora, e Tynemouth
poteva vedere il suo respiro,
percepire l’aura che emanava da quel miraggio così apparentemente reale.
Lei sorrideva, e le sue
labbra si mossero senza che nessun suono fuoriuscisse da esse.
Il
volto di Tynemouth, contratto da un’emozione insostenibile alla vista della
donna, si distese in un quieto sorriso, e lacrime di una gioia troppo forte
affiorarono ai suoi occhi: ella aveva pronunciato il suo nome!
Lui
chiuse gli occhi e, dentro la sua testa, come in un’eco senza fine, la voce
silenziosa di lei giunta ancora una
volta a consolarlo.
Un
istante dopo la sua mano si serrò, senza più stringere nulla: con un gemito
soffocato si gettò contro lo specchio, che ora non rifletteva altri che lui, e
subito ricadde all’indietro, come respinto da una forza invisibile.
La
visione scomparve, e il gentiluomo si ritrovò seduto sul ponte della nave,
ansimante e sudato.
Era
stordito da quello che il cielo gli aveva concesso di vedere, ma allo stesso
tempo si sentiva commosso: ora il suo animo era finalmente calmo, perché aveva
compreso tutto…
Non
si stava allontanando da lei, ma
stava andando verso di lei…perché lei era là, al di là del mare come gli
aveva detto, e lui l’avrebbe trovata!
Come
di fronte a uno specchio, si era lasciato ingannare dai suoi timori, aveva
creduto reale la sua paura più grande, ma quella notte lord Tynemouth aveva
compreso: le parole di lei erano state una profezia, ma ancor di più una
promessa, e soprattutto quella mano stretta sulla sua era per dirgli che mai,
neppure nell’ora più buia, avrebbe dovuto cedere al terrore e allo sconforto.
………………………………………………………………………………………………………………………………