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    11/4/2007

    "His Way Home" - Parte Seconda

    Il sole, abbagliante semicerchio di fuoco, stava lentamente scivolando nell’acqua, e tingeva ogni cosa con riflessi ambrati.
    L’oceano, colpito dalla luce cangiante del tramonto, era dorato fin nei suoi più profondi abissi dove, in trasparenza, si scorgevano delle rovine.
    Erano resti di edifici maestosi dalle bianche pietre, su cui erano cresciute delle alghe verdissime da cui sbocciavano grandi fiori vermigli.
    L’intero equipaggio si era riversato sul ponte, e gli occhi di ognuno erano spalancati dallo stupore per ciò che vedevano: mai, neppure nelle leggende avevano udito parlare di simili meraviglie.
    Lord Tynemouth guardava con aria rapita quella che appariva come una città incantata, e il suo cuore accelerò i battiti, per assecondare un’emozione che faceva quasi rabbrividire.
    Comprendevano che, pur assomigliando ai templi sacri della loro nazione, quelle rovine non dovevano essere state innalzate da mano umana.
    Essi stavano attraversando un luogo in cui solo le divinità avevano lasciato traccia.
    Lentamente il sole si celò completamente ai loro occhi, e il mondo intorno si fece scuro.
    Lo spettacolo sottomarino scomparve, poiché il mare stava assumendo un diverso colore, un inquietante incontro di blu, verde e nero.
    Così come prima ogni cosa brillava, così ora tutto si riempiva di ombre: nel cielo iniziarono a muoversi enormi nuvole minacciose, quasi messaggere di uno spirito malvagio carico di ostilità verso i navigatori.
    Vi era qualcosa di sovrannaturale nell’atmosfera: una tempesta doveva scatenarsi, ma informi creature nere, poco più che ombre, strisciavano sull’acqua e salivano fino alla nave, passando di fronte agli uomini ed emettendo un lamento angosciante.
    Le onde parevano ora animate di forza propria, e la nave sembrava essere trasportata dalla mano di un gigante che nuotava sotto le acque.
    I marinai erano come impietriti: molte cose avevano conosciuto nei loro viaggi, ma non si erano mai battuti contro le forze della natura che prendevano vita.
    Essi si guardavano l’uno con l’altro incapaci anche di parlare, mentre il vento sferzava i loro volti.
    Tynemouth prese di persona il timone della fregata, ma ben presto si rese conto che non poteva far nulla per mutare la rotta o rallentare a velocità della nave: allora si aggrappò alla balaustra e strinse con forza la piccola croce, per ritrovare il coraggio e la fede.
    Ad un tratto le loro orecchie furono colpite da un rumore scrosciante che si faceva sempre più violento, fino a che non furono costretti a prendersi la testa tra le mani per evitare che quel boato entrasse nelle loro menti e le spaccasse.
    All’improvviso una delle vedette che si trovava ancora sul pennone più alto lanciò un urlo di terrore, subito soffocato dal tremendo schianto di un tuono.
    Un lampo attraversò tutto il cielo e rimase per qualche istante immobile, come a voler mostrare a quei marinai tutta la loro follia: di fronte a loro si estendeva la fine del mondo.

    ……………………………………………………………………………………………………………………………....

    La luce metallica che squarciò improvvisamente il cielo mostrò ai marinai la fine del mondo.
    L’equipaggio conosceva quei luoghi solo attraverso le leggende, ma l’immaginazione di nessun uomo avrebbe mai potuto giungere così lontano.
    L’abisso di fronte a loro doveva essere una delle ferite lasciate sulla terra da una guerra tra divinità condotta in un mitico passato, quando ancora il mondo non era che un immenso mare e nulla era stato creato.
    L’oceano stesso si gettava in una voragine di enormi dimensioni, e l’acqua cadeva in grandissime cascate, la cui altezza doveva essere di diverse centinaia di miglia.
    Di fronte al ciglio dell’abisso giungevano gli spruzzi causati dalle cascate, sotto forma di una muraglia d’acqua che impediva di vedere al di là.
    Un altro oceano poteva trovarsi dall’altra parte della spaccatura, o un intero mondo nelle sue profondità, ma forse non vi era altro che il vuoto.
    La tempesta si abbatteva ora sulla nave, minuscolo e impotente pulviscolo al centro di un’incontrollabile e furioso movimento.
    Gli uomini si aggrappavano disperatamente alle corde e all’albero maestro, per non venire travolti dai flutti che si abbattevano sul ponte; essi non potevano neppure tentare di governare l’imbarcazione, perché quell’uragano era troppo forte.
    I marinai non avevano avuto tempo di rifugiarsi sottocoperta, e ora lasciare i loro appigli significava la morte.
    La fregata, che seguiva il repentino flusso delle onde, veniva portata in alto e poi fatta ricadere con violenza: il cielo si era fatto completamente buio, ma i fulmini che laceravano la notte lasciavano scorgere con chiarezza cosa accadeva in quell’inferno d’acqua.
    Essi videro, e chiusero gli occhi, e il loro grido disperato fu portato via dal vento e dal fragore.
    La nave stava per cadere nell’abisso!

    ……………………………………………………………………………………………………………………………....

    Il mare sembrava una gigantesca creatura mitologica sconvolta dall’ira: con i suoi flutti, possenti come le urla di rabbia di un colosso, pareva voler distruggere quei folli mortali che avevano mostrato la presunzione di potersi avvicinare a quel luogo primordiale.
    La nave, sballottata dalle onde impazzite, si stava dirigendo pericolosamente verso le cascate, e non vi sarebbe stato scampo se fosse caduta nel baratro.
    Lord Tynemouth era avvinghiato con tutto il corpo alla balaustra del ponte: il terrore gli offuscava la mente, la sua ragione era come pietrificata.
    No, non poteva essere questo il prezzo da pagare: il sacrificio di coloro che più gli erano stati fedeli valeva forse il suo desiderio più grande?
    Il gentiluomo ebbe la vista annebbiata, per un istante, ma non era il vento, né la pioggia, ne l’acqua dell’oceano…era il silenzioso e disperato grido di dolore per una promessa non mantenuta, per un’illusione frantumata, per un sogno infranto!
    Egli mosse la testa, e vide il suo equipaggio che lottava disperatamente per evitare un destino che di lì a poco sarebbe stato inesorabile.
    Alcuni marinai incrociarono il suo sguardo, ma nessuno di loro sembrava odiarlo o considerarlo la causa di ciò che stava accadendo. Avevano sempre avuto rispetto per il valore del loro comandante, quasi un affetto, e anche ora essi conservavano in lui una fiducia incrollabile: nei loro occhi brillava la speranza che il capitano sarebbe riuscito a salvare le loro vite, a dispetto di qualunque forza naturale che avesse cercato di opporsi a lui. Essi si fidavano, sapevano che non li avrebbe condotti alla morte per un capriccio.
    Tynemouth lesse tutto questo nei loro volti spaventati, e allora si vergognò della sua debolezza.
    Quei marinai lo avevano sempre servito con fedeltà e coraggio, ed egli si era servito delle loro vite per cercare di soddisfare il suo egoismo!
    Le lacrime tornarono improvvise, ma il gentiluomo le ricacciò indietro: come in una visione vide lei che, avvolta da un’aura bianchissima, gli tendeva la mano.
    La croce che aveva al collo emise un bagliore: come per un incantesimo, ogni cosa intorno rallentò, quasi fino a fermarsi.
    La pioggia divenne una finissima polvere di stelle, il vento si fermò e l’acqua intorno si fece calma e si tinse d’argento.
    Tynemouth sentì un improvviso calore sul suo corpo, mentre il piccolo gioiello pulsava, animato da un’essenza interiore.
    I marinai si guardarono intorno con profondo stupore, ma non osarono lasciare i loro appigli per timore che l’oceano avesse concesso loro solo una tregua temporanea.
    Il capitano si staccò lentamente dalla balaustra, e fece qualche passo verso i suoi uomini.
    Egli disse loro qualcosa, ma essi non percepirono alcun suono.
    Videro solo che il viso del loro comandante era calmo e sorridente mentre parlava, ed egli stringeva la croce che gli avevano sempre visto indosso fin dal giorno della partenza, e che ora brillava di luce propria.
    Lord Tynemouth tacque, e nei suoi occhi vi era un’immensa riconoscenza per coloro che lo avevano aiutato a raggiungere quel luogo leggendario.
    Egli chinò brevemente il capo: li stava salutando!

    ………………………………………………………………………………………………………………………………

    Il tempo si era cristallizzato in una magica atmosfera, e ogni cosa intorno sembrava lucente e viva.
    Le alte onde e la furia dell’uragano sembravano appartenere a un lontano passato, e il rumore del mare sembrava liberare una musica leggera e armoniosa, note tratte da un’arpa accarezzata da una fata dell’acqua.
    Lord Tynemouth rivolse al suo equipaggio poche parole, ma esse erano sufficienti per esprimere ciò che egli aveva nel cuore.
    In qualche modo essi udirono.
    Il gentiluomo chinò la testa, e quando rivolse a loro un ultimo sguardo essi videro che lui piangeva: ma erano lacrime di gioia, che raccontavano più di infinite parole.
    Lord Tynemouth si girò lentamente (o almeno così parve: era un’atmosfera incantata in cui il tempo e lo spazio non avevano più ragione d’essere), e mosse qualche passo verso una parte della balaustra che era stata spaccata dalla tempesta.
    Egli corse, e si tuffò nel vuoto: cadde nell’oceano, e le onde lo accolsero tra le loro braccia, e lo portarono via dolcemente.
    I marinai corsero uno dopo l’altro sui lati della fregata, e si accorsero che la fine del mondo era ben visibile di fronte a loro, sebbene il ruggito delle cascate fosse scomparso.
    Essi videro il loro capitano avvicinarsi al confine e poi scomparire dentro l’abisso: allora si portarono le dita alla fronte per salutarlo a loro volta.
    Era il loro addio!
    Improvvisamente, tutto mutò.
    La fregata stava ora navigando sull’oceano, le onde lambivano il suo scafo e il cielo era sereno e pieno di stelle sopra di loro; una brezza gentile gonfiava le bianche vele, e la luna piena illuminava la strada.
    La fine del mondo era scomparsa, così come la tempesta, il vento, il fragore, la pioggia di stelle e l’acqua d’argento.
    Restava solo un placido mare che si estendeva immenso fino all’orizzonte, e non vi era abisso in cui l’acqua poteva cadere.
    I marinai avrebbero potuto pensare che fosse stato null’altro che un sogno, ma comprendevano che non era così: il loro capitano era scomparso.
    Ad un tratto nelle loro menti risuonò l’eco di una voce familiare.

    Io devo andare…non cercatemi, non credo che potreste trovarmi…vi ringrazio per ogni cosa, vi devo la mia felicità…e, non preoccupatevi per me,  io starò bene…dopotutto, questa è la mia strada per casa.
     

    * * *

     Questa è la leggenda. Il vecchio marinaio narra instancabile con voce sommessa, e parla con affetto del suo antico comandante. Egli non nasconde di essersi domandato molte volte che cosa il suo signore possa aver trovato sul fondo della cascata.
    Spera che lord Tynemouth sia riuscito davvero a trovare la felicità che gli si leggeva negli occhi quando la forza della sua piccola croce d’oro aveva calmato la furia dello spirito degli oceani.

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