Lord
Tynemouth corse sul ponte della fregata e si gettò nell’oceano.
Egli
fu sorpreso quando il suo corpo venne in contatto con il liquido argenteo: esso
non era bagnato, né umido, ma era quasi tiepido e incredibilmente morbido e
vellutato.
Emanava
un gradevolissimo profumo di fiori selvatici che cullava i sensi, e il
gentiluomo si sentiva come avvolto da grandi e soffici braccia che l’avrebbero protetto
fino alla meta.
Chiuse
gli occhi quando si vide sul ciglio dell’abisso, e poi sentì che cadeva…
Fu
una discesa innaturale, come se l’acqua stessa si fosse impigrita e avesse
voluto rallentare la sua corsa.
Si
udiva solo un leggero scroscio, come una piccola cascata in un ruscello.
La
luce si affievoliva impercettibilmente, fin quando non divenne altro che un
bagliore soffuso.
Nulla
si vedeva, se non un chiarore argentato che sembrava illuminare ogni punto in
cui il gentiluomo passava per poi spegnersi subito dopo.
Tynemouth
aveva perso la percezione del suo corpo, perché nulla lasciava distinguere
l’alto dal basso, la destra dalla sinistra, ed egli non capiva neppure se
davvero stava cadendo, oppure se ogni cosa fosse all’improvviso divenuta
immobile.
Passò
il tempo, ma se erano stati istanti oppure secoli, questo non si sarebbe potuto
indovinare.
Il
gentiluomo fece uno sforzo per muoversi, si strinse le braccia intorno alle
gambe e nascose il viso contro le ginocchia. Così rannicchiato chiuse gli
occhi, poiché la sua mente non poteva sostenere l’infinito del tempo e dello
spazio, e i suoi sensi lo abbandonarono.
………………………………………………………………………………………………………………………………
L’aria
era fresca, e l’erba brillava per la rugiada del mattino.
Lord
Tynemouth socchiuse gli occhi, e rimase immobile: realizzò di essere disteso su
un fianco, e i raggi del sole scaldavano il suo corpo lasciando una gradevole
sensazione.
Sentiva
di aver riposato molto a lungo, in un luogo senza suoni né colori, ma ora provava
il desiderio di muoversi.
Per
qualche istante non pensò a null’altro, ma subito le tracce di ciò che era stato
rifluirono nella sua memoria, ed egli ebbe un brivido.
Fu
solo dopo qualche minuto che riuscì a riordinare i ricordi, e capì allora che
la calma che si era sprigionata quando la croce aveva brillato doveva aver
salvato le vite dei marinai.
Era
lui che voleva giungere al di là, e
il mare gli aveva concesso l’onore di attraversare il confine.
Tynemouth
ricordò la preghiera pronunciata nella cappella di Winter Manor, e comprese che
era stata proprio l’intercessione dei suoi antenati a proteggerlo fino ad
allora.
Comprendeva
solo adesso che la tempesta non era stata una punizione divina: essa aveva
messo alla prova il suo cuore, per vedere quanto lontano egli sarebbe stato
disposto a spingersi per compiere una tacita promessa.
Egli
respirò il profumo del prato che gli sfiorava il viso, poi si fece forza sulle
braccia e si sollevò a sedere: ancora una volta si mosse con estrema lentezza,
come se avesse timore di disturbare la quiete di quel luogo incantato.
Il
gentiluomo si guardò intorno: era in una radura piena di fiori, e in centro vi
era un albero secolare, che si ergeva splendido e maestoso.
In
alto si scorgevano sprazzi di cielo d’un azzurro primaverile, e ogni creatura
era illuminata dolcemente dal sole del mattino.
Un
ruscello scorreva placidamente non lontano da lì, lasciando udire il suo gorgoglio,
unico rumore insieme al canto dei molti uccelli nascosti tra i rami.
L’uomo
si alzò in piedi e mosse qualche passo, ma si arrestò quasi subito: vi erano
due strade, quale direzione avrebbe dovuto prendere?
Ristette
per un momento schermandosi gli occhi con la mano, infine si voltò: era la
direzione verso la quale lui aveva guardato quando si era svegliato.
Non
vi era sentiero, ma sapeva che quella
doveva essere la via da seguire.
Lord
Tynemouth abbassò lo sguardo e racchiuse la piccola croce d’oro nella sua mano:
essa lo aveva già guidato una volta,
in un altro bosco incantato, ed egli doveva ancora una volta fidarsi di quel
gioiello…e di lei.
Rialzò
la testa e si incamminò: uscì dalla radura e si diresse sempre davanti a lui,
senza compiere alcuna deviazione.
Il
bosco diveniva più folto, e il sole lacerava il suo manto dorato nel tentativo
di passare attraverso le folte chiome degli alberi.
Il
gentiluomo camminava lentamente, ma senza fermarsi: più di una volta gli parve di
udire dei sussurri che aleggiavano intorno a lui, ma con sua sorpresa non provò
alcun timore.
Era
come se le creature inanimate di quel luogo si fossero risvegliate da un lungo
sonno al passaggio dell’uomo, e ora commentassero l’arrivo di quell’inatteso
visitatore.
Lord
Tynemouth fu colpito più di una volta dall’impressione di aver già camminato
tra quegli alberi, ma sempre aveva scosso il capo: non poteva essere qualcosa
di reale, doveva trattarsi solo di una sensazione.
Immerso
in molti pensieri, non si rese conto che il bosco tornava a farsi luminoso, e
fu un grande stupore quando di fronte ai suoi occhi si spalancò la brughiera.
Eriche
e felci coprivano la terra fin dove lo sguardo poteva giungere, e verso ovest
un fiume tagliava la campagna, per gettarsi nel mare che si scorgeva in
lontananza.
Il
gentiluomo guardò l’immensa distesa fiorita che si stendeva davanti a lui: non
vi era essere vivente che avrebbe potuto indicargli la strada…Ma dopotutto,
qual era la direzione che avrebbe dovuto farsi indicare? Egli stesso non sapeva
dove andare.
Lord
Tynemouth fu assalito da una stanchezza improvvisa, tuttavia camminò ancora per
un po’, fino a quando non scorse una grossa roccia ricoperta di muschio.
Sedette,
lasciandosi quasi cadere con tutto il suo peso, e si prese la testa tra le mani.
Pianse
a lungo: non si curò delle lacrime che gli scorrevano sul viso, non gli
importava del fatto che il capo iniziasse a dolere.
Se si fosse addormentato
ancora una volta, una volta soltanto, per non svegliarsi mai più…era questo ciò che
desiderava, poter sfuggire a un’illusione che lo aveva condotto troppo lontano
da casa…
………………………………………………………………………………………………………………………………
CASA!
Lord
Tynemouth balzò in piedi: nel momento stesso in cui aveva pensato a Winter
Manor, ogni cosa era improvvisamente divenuta chiara, ogni sensazione trovava
una ragion d’essere.
Il
masso su cui sedeva, non aveva forse ascoltato il suo pianto silenzioso in un
giorno d’inverno?
E
quel bosco, non aveva forse udito la sua corsa concitata in mezzo alla neve?
E
quella radura, non era forse la stessa in cui…?
Il
gentiluomo scosse la testa, come a voler ordinare il vortice di idee che la sua
mente stava creando: non poteva essere la stessa radura, perché nell’altra non vi era che lo scheletro di un
albero ormai secco!
Il
respiro era affannoso, e il suo cuore batteva più forte: l’intuizione che egli
aveva intravisto in fondo al suo cuore andava al di là di ogni logica, ma se
solo fosse stata vera…
Al di là
del mare…mi troverai.
L’eco
di quelle parole ritornò ancora…così era stato…al di là del mare lui era
giunto, aveva sfidato il mare stesso per tornare da lei…
No, non solo il mare…egli
aveva sfidato il tempo e lo spazio, e a lui solo era stato concesso questo
privilegio…unico essere umano ad aver attraversato il confine del mondo che era
anche il confine delle età…
Egli
era stato lasciato passare, per il suo coraggio, per la sua devozione, per il
suo sacrificio!
Laggiù,
in cima a una collina, il sole ormai alto aveva svelato una sagoma bianca: era
una grande dimora, era Winter Manor!
Il
gentiluomo sussultò quando si sentì sfiorare il braccio, ma rimase immobile.
Sei venuto.
Queste
parole risuonarono nella sua mente…no, non nella sua mente! Questa volta aveva udito con gli umani sensi!
Lord
Tynemouth sorrise, e il suo cuore ora si inondava di un’emozione troppo grande
per essere raccontata.
Strinse
tra le dita il mirabile gioiello e si voltò lentamente.
FINE
Questo racconto è stato scritto da me, vi prego di non copiarlo o riportarlo in altre pagine web senza il mio consenso. Grazie.