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    9/5/2007

    La Leggenda di Winter Manor - Parte Seconda

    La neve era caduta in abbondanza nelle ultime ore della notte, e tutta la Valle del Tempo Smarrito era immersa in un sognante silenzio, mentre fiocchi leggeri cadevano ancora con minore intensità.
    Lord Tynemouth, in sella a un possente cavallo nero dalla folta criniera e dal pelo lungo, attraversava le sue terre, deciso a spingersi nella brughiera che tanto gli ricordava le immensità dell’oceano.
    Lo stallone si muoveva a fatica nella neve morbida, le froge fumanti e gli occhi bassi, ma il suo cavaliere non lo spronava: quel passo lento si accordava perfettamente con la sua volontà di riflettere.
    Quando si era svegliato si era ritrovato ai piedi della stretta scala che conduceva alla torre: doveva essere sceso come in un sogno, e poi le forze lo avevano abbandonato prima che potesse raggiungere la sua camera da letto.
    Era trascorso un po’ di tempo prima che la sua mente intorpidita riuscisse a ricostruire con sufficiente lucidità ciò che era avvenuto la notte precedente: nonostante tutto quella visione sembrava comunque avvolta da un alone di insondabile mistero.
    Ricordava solo ora una leggenda che aveva sentito raccontare, quand’era un bambino, dalla voce rauca di una vecchissima balia.

    Tanto tempo fa, il signore di questa dimora aveva una figlia.
    Era una ragazza bellissima, e i suoi capelli erano neri come la notte,
    e il suo viso era chiaro come l’avorio.
    Una cosa ella amava sopra tutte le altre: cavalcare da sola nella brughiera
    e nella Foresta Bianca, dove si sentiva libera.
    Un giorno la giovane donna fu sorpresa da una terribile bufera di neve:
    Il suo cavallo cadde, ed ella cominciò a vagare, vagare, vagare…
    Era un labirinto bianco e freddo, e lei non riusciva a trovare l’uscita…
    Nessuno la rivide mai più, ma si narra che ogni cento anni,
    nelle notti di plenilunio, ella appare agli abitanti di Winter Manor…

    Il gentiluomo ricordò le ultime parole dell’anziana narratrice: tutti coloro che si erano trovati dinnanzi allo spettro erano stati colti da un terrore indicibile, ed erano caduti a terra come morti. Quando si riprendevano, erano soli, e la loro vita rimaneva segnata in modo terribile da quell’incontro. Tutti loro avevano trascorso il tempo che era dato ancora da vivere afflitti da un’angoscia senza nome. Gli anni passavano inesorabili, e nessuno era stato in grado di comprendere ciò che la visione voleva dire.
    Tynemouth, che era ormai giunto al limite della Foresta, si arrestò tirando le redini: la brughiera si stendeva in una luce quasi abbagliante, mentre all’orizzonte il cielo e la terra si confondevano in un unico turbinio di fiocchi.
    Scese dal cavallo e sedette su un masso, incurante di bagnarsi il mantello di pelliccia: nascose il volto tra le mani e scoppiò in lacrime, un pianto silenzioso e angosciato, il cuore in pezzi e i pensieri sconvolti.
    Lui non aveva avuto paura, ne era sicuro, ma al contrario avrebbe voluto stringere tra le braccia quella donna, per confortarla e cancellare dal suo viso quella tristezza che spingeva alle lacrime…ma se n’era andata, ormai, poiché ancora una volta il mortale al quale era apparsa non era stato in grado di risponderle…
    “Non la vedrò mai più…non la vedrò mai più”: era questo l’unico pensiero a cui un animo annientato dal dolore riusciva a dare forma.
    A stento Lord Tynemouth si rese conto del freddo che penetrava insidioso nel suo corpo: il cavallo, dopo aver atteso pazientemente e a lungo, agitò la testa per liberarsi dal sottile strato di neve ed emise un nitrito per richiamare alla realtà il suo cavaliere, che si alzò a fatica con un sorriso spento sulle labbra quasi livide.
    Oh, erano bastati solo due giorni per comprendere perché quella Valle solitaria portasse proprio quel nome: si poteva restare imprigionati in un sogno senza tempo, la mente svuotata, i sensi sospesi in una dimensione non terrena…si poteva morire, e non accorgersi di nulla…
    Il cappuccio tirato fino sugli occhi, le gote arrossate e rigate di lacrime, il corpo curvo sotto il peso di un rimorso troppo pesante, il gentiluomo condusse il cavallo -o si lasciò condurre da esso- sulla via del ritorno, desiderando solo una fiamma calda per riscaldare almeno il suo corpo: sapeva infatti che non avrebbe più potuto trovare conforto per il cuore.

    * * *

    Il giorno si trascinava verso il crepuscolo, ma per Lord Tynemouth tutto accadeva come in un sogno.
    Il tempo sembrava essersi fermato, come se quella bianca coltre avesse avuto il potere di rendere ogni cosa simile a una statua di ghiaccio.
    I pensieri del gentiluomo erano tutti tesi verso un’unica visione che continuava con insistenza a riaffacciarsi alla sua mente.
    Egli sedeva accanto al caminetto acceso e adesso, per la prima volta, aveva paura: il suo corpo stesso era scosso da brividi che non erano di freddo, ma di un’insensata angoscia.
    Non avrebbe mai dimenticato, non poteva dimenticare, egli lo sapeva: avrebbe ricordato per sempre, e per sempre avrebbe sofferto per non aver saputo comprendere.
    La notte lo sorprese di fronte al fuoco morente del caminetto, la sua mente troppo stanca per poter fare qualunque cosa: era come se le cose avessero ritrovato il loro senso per poi perderlo subito dopo, quel significato che si era dissolto insieme all’evanescente figura della torre.
    E fu di nuovo mezzanotte, ma ora il gentiluomo non aveva più il desiderio di scivolare nell’oscurità di fuori.
    Sarebbe rimasto lì…e il tempo era stato smarrito…e ogni sensazione appariva vuota…come un albero cavo e secco…
    Ebbe un sussulto, senza conoscerne il motivo: accadeva di nuovo, mani invisibili che lo esortavano a non abbandonarsi, a reagire.
    Attraverso il freddo corridoio di pietra, su per lo scalone, davanti alla porta della torre: l’uomo la spalancò, il legno umido sotto le dita, e salì ancora una volta.
    Perché tornava in quel luogo di antiche memorie, non poteva dirlo, eppure i suoi passi erano decisi: l’atelier si presentò ai suoi occhi come la sera precedente, ed egli giunse fino al centro della stanza.
    Qui si fermò: non voleva guardare ciò che c’era oltre la finestra, perché sapeva che quell’abisso oscuro avrebbe gettato il suo cuore in un’angoscia più profonda di quella che egli stava cercando di allontanare da sé.
    Tutto era immobile: Tynemouth fissava qualcosa che andava al di là della ragione umana...
    Era un’illusione, era qualcosa che non poteva accadere…Ma se fosse accaduto!...
    Quante volte si era smarrito nei meandri di “ciò che avrebbe potuto essere se…”, consapevole che era solo un modo per rifuggire al tempo presente, e anche ora la sua mente vagava in quel labirinto…
    Un brivido lo scosse, poiché una presenza aleggiava in quella stanza…una morsa gli strinse il cuore…
    Trascorsero alcuni istanti che parvero un’eternità, prima che lui potesse trovare il coraggio di guardare…non voleva perderla ancora…
    Si mosse con estrema lentezza, tenendo gli occhi socchiusi e fissi sul pavimento di legno: infine guardò, e vide.
    Aveva violato tutte le regole, era tornata di nuovo…per lui…solo per questo lei c’era…
    Un passo incerto, il cuore stretto in una gioia troppo forte da sostenere senza vacillare…
    Il gentiluomo continuava a muoversi come sospeso nell’acqua, i suoi occhi su quel viso di alabastro illuminato dal triste sorriso…
    E furono una cosa sola, stretti in un abbraccio che doveva perdersi nell’eternità…
    Tynemouth sentiva le lacrime inondargli il volto, affondato nella morbida chioma corvina; quella visione era calda, confortante, e intorno a lei aleggiava un delicato profumo di fiori selvatici; non c’era niente di spettrale o spaventoso.
    Rimasero a lungo avvinghiati, e poi il loro abbraccio si sciolse lentamente.
    Il viso di Lord Tynemouth ebbe un moto di angoscia: “Non andare via!”.
    Lei gli sfiorò la guancia, in risposta a quella preghiera silenziosa che gli aveva letto nel profondo del cuore: sorrideva, e il suo viso non era più così triste come la prima volta.
    “Cercami nella Foresta Bianca…nascosta nell’albero cavo… Vieni…e trovami…”: era la voce più dolce che il gentiluomo avesse mai udito, e le parole produssero una strana eco, che si mosse a lungo tra le pareti dell’atelier prima di scomparire completamente.
    Quando si riscosse era solo: il profumo persisteva ancora intorno a lui, e se chiudeva gli occhi poteva sentire il calore dell’esile corpo stretto contro il suo, ma soprattutto era certo di una cosa: l’avrebbe vista ancora, anche solo per una volta, perché doveva fare qualcosa per lei…
    Subito cadde in ginocchio, e poi a terra, assalito da un pensiero insidioso: quanti alberi cavi c’erano nella foresta? E che cosa doveva cercare?
    L’angoscia si impadronì di lui ancora una volta, poiché non sapeva come avrebbe potuto esaudire la richiesta della giovane donna.

    Raggiunse la sua camera da letto tormentato da questa paura, temendo di non riuscire a liberarsene, ma una potenza superiore a tutto quello che si può pensare gli concesse il dono di un sonno profondo, popolato da sogni in cui Tynemouth galleggiava senza preoccupazione alcuna in un tiepido liquido cristallino.

    * * *

    La Leggenda di Winter Manor - Parte Terza

    Ancora una volta, come se davvero il tempo avesse smarrito se stesso, il gentiluomo si ritrovò a vagare a cavallo attraverso la misteriosa Valle.
    Con l’avvento di un nuovo giorno, anche la sua mente agitata aveva trovato un po’ di riposo, illuminata da un solo, nuovo pensiero: se lei era apparsa di nuovo, se lei gli aveva lasciato il ricordo di un dolcissimo abbraccio, se lei gli aveva parlato, allora lui avrebbe trovato il modo di realizzare la sua ricerca.
    Aveva nevicato ancora durante la notte, ma adesso un pallido sole si affacciava a tratti attraverso le nuvole, e creava un forte riverbero sulla bianca distesa.
    I rami spogli delle piante si erano trasformati per incanto in leggiadre sculture di ghiaccio, che luccicavano di riflessi argentati, e le foglie secche formavano sul terreno un tappeto scricchiolante sotto gli zoccoli dell’animale.
    Era uno strano contrasto l’immagine di quel gentiluomo incappucciato in un lungo mantello di pelliccia rosso scuro, in sella a un cavallo nero come la notte, unica cosa in movimento in uno scenario immobile, quasi innaturale.
    Tynemouth conduceva il suo destriero avendo cura di tenere il sole alla sua destra, senza conoscerne il motivo: si stava addentrando nel profondo della Foresta Bianca, verso il punto più interno e nascosto.
    La vegetazione si faceva mano a mano più fitta, l’intrico dei rami era più difficile da superare, e a un certo punto il cavaliere fu costretto a smontare e proseguire a piedi.
    Si mosse a fatica, affondando quasi fino alle ginocchia nella neve molle, ma non cedette: era quasi giunto a destinazione, ne era sicuro.
    Non conosceva quella parte della Foresta, e probabilmente nessuno si era mai spinto fin lì, tranne la sua antenata secoli addietro; ciò che la vecchia balia aveva aggiunto dopo il termine del suo racconto era che nessuno voleva più andare nella Foresta, per tema di trovarsi di fronte allo spirito vagante di colei che da quel luogo non aveva fatto ritorno.
    Lord Tynemouth si sorprese di sentire tanta quiete invadere il suo animo: fu come se il suo cuore fosse stato liberato da un peso insostenibile quando giunse a un minuscolo spiazzo libero dagli alberi.
    Era come una sfera di cristallo astratta dallo spazio e dal tempo, un luogo dove una rosa selvatica aveva il potere di fiorire in mezzo alla neve.
    Il gentiluomo si avvicinò all’albero cavo che cresceva proprio al centro della piccola radura: era un enorme tronco di una pianta secolare ormai morta, con un grosso buco su un lato.
    Tynemouth, il respiro affannoso per il freddo tagliente e per le lacrime che cercava di trattenere, vinto dalla commozione e dalla gioia, avvicinò il volto a una di quelle rose rosa screziate di giallo, e lasciò che i suoi sensi annegassero per un instante in quel dolcissimo profumo che l’aveva accompagnato fino a quel luogo.
    Si staccò lentamente dal cespuglio fiorito ed entrò nella cavità, ripetendo la disperata ricerca di salvezza che aveva spinto la sua ava a compiere quello stesso gesto.
    Cadde in ginocchio quando la vide: una piccola croce d’oro tempestata di pietre preziose, ancora legata a una sottile catenella, anch’essa d’oro purissimo.
    Era come se l’albero stesso avesse custodito con cura quel gioiello attraverso i secoli, in attesa di qualcuno che infine fosse giunto; quella stessa creatura silvana che aveva visto una creatura umana addormentarsi per sempre senza potersi chinare su di lei per riscaldarla, si era assunto il compito di conservare ciò che sarebbe sopravvissuto alla furia distruttrice del tempo.
    Lord Tynemouth mormorò una preghiera, poi raccolse delicatamente la croce e la baciò con devozione, con amore.
    Mentre compiva questo rito avvertì una mano sfiorargli la spalla, e una voce lasciare un’eco tra le stretti pareti di legno bagnato: “Vieni…”.
    Uscì quasi di corsa, senza fermarsi, senza guardarsi indietro, e sempre correndo e stramazzando più volte nella neve, giunse infine al luogo dove il suo cavallo attendeva.
    Si lasciò cadere a terra senza più fiato, quasi soffocando: lei lo aveva riportato indietro, lo aveva riportato alla vita, alla Valle dove non si sarebbe smarrito mai più.
    La croce era stretta contro il suo petto, al sicuro tra le pieghe del mantello.
    Si rimise in sella, e riprese adagio la via per Winter Manor: una debolezza improvvisa lo aveva assalito, ma anche una gioia indescrivibile.
    Strinse le redini, il corpo scosso da violenti brividi, l’animo sconvolto da emozioni troppo impetuose…come in un mare in tempesta, i suoi pensieri non potevano trovare un ancoraggio sicuro…ma aveva compiuto la missione più importante che mai gli fosse stata affidata.
    Laggiù, nella piccola radura, i petali delle rose stavano cadendo leggeri, uno ad uno, e l’albero cavo, con un gemito come di voce umana che ha compiuto per troppo tempo uno sforzo immane, si ripiegava su se stesso, divenendo nulla di più che lo scheletro di un albero abbattuto nella neve.

     * * *

    Lord Tynemouth, inginocchiato sullo scalino di un altare di pietra, era assorto in preghiera di fronte a un Crocifisso di legno illuminato dalle luce di alcune candele.
    Dopo un incalcolabile periodo di tempo si alzò in piedi, e baciò dolcemente la croce dorata che stringeva tra le dita.
    Volse lo sguardo intorno a lui, sulle tombe dei suoi avi che riposavano in quella cripta da tempo immemorabile: essi l’avrebbero protetto.
    Uscì lentamente a capo chino, come se avesse voluto che quegli istanti non avessero mai fine, e poi chiuse con una grossa chiave di ferro il piccolo cancello fatto di sbarre verticali.
    Risalì la ripida scala, fino alla cappella della dimora, e quando fu nella sua camera da letto gettò la chiave nel camino acceso, e rimase a guardare fino a quando non divenne che una massa informe: tutto era compiuto, nessuno avrebbe profanato il riposo dei morti.
    Avvolto nel mantello, il cappuccio sollevato, uscì in fretta nel cortile, e si allontanò sul tenebroso destriero.
    Solo una volta si fermò: era nella brughiera, vicino al fiume.
    Fece voltare il cavallo, e guardò lungamente la sagoma di Winter Manor. Si stava alzando la foschia, e fu come se la Valle del Tempo Smarrito si stesse lentamente dissolvendo nell’atmosfera…come se la dimora stessa si stesse richiudendo su se stessa, fino a quando non si vide altro che la nebbia, che ancora una volta avvolgeva ogni cosa.

    Lord Tynemouth era nella stanza della torre, e lei era ancora una volte di fronte a lui.
    Lui le porgeva la croce d’oro, guardandola con una malinconia che non poteva nascondere.
    Lei scosse la testa: non aveva bisogno di quei resti mortali, ma erano per lui, un ricordo, un frammento di ciò che poteva essere ed era stato…
    Il suo sorriso dolcissimo, su quel volto pallido, era una ricompensa sufficiente per il gentiluomo, che con il suo gesto aveva scacciato definitivamente la tristezza che accompagnava sempre quella visione.
    Lui non riusciva a parlare, tutte le parole pronunciate da voce mortale non avrebbero potuto fare breccia in quella barriera di sovrannaturale...eppure lui le rivolse ancora una volta una silenziosa richiesta…
    Sapeva che tutto era finito, sapeva che lui non poteva, forse non doveva, fare altro…
    Non voleva che se ne andasse per sempre…ma come poteva la sua richiesta essere esaudita?
    “Al di là del mare…mi troverai”: lei si era avvicinata, e prima che lui potesse comprendere si ritrovò tra le sue braccia, le loro labbra congiunte…e per un istante, gli sembrò di stringere non uno spettro, ma una donna viva come lo era lui…
    Le loro mani rimasero strette mentre lei se ne andava, come un’evanescente nebbiolina che si dissolve sotto i primi raggi del sole…
    Tynemouth contemplò a lungo il mirabile gioiello, le sue parole che risuonavano nella mente…
    Non c’era più nulla fare in quella casa: la forza stessa che lo aveva condotto sino a lì gli faceva comprendere ora che la sua missione era conclusa, e il suo viaggio doveva riprendere ancora una volta, lontano, verso il luogo dell’eterno movimento…

    Lord Tynemouth, in groppa al suo cavallo, era immobile sul ciglio di un’altissima scogliera a picco sull’oceano.
    Alle sue spalle l’immensità della brughiera, avvolta ancora nell’incerta oscurità che prelude al sorgere del sole, si prolungava come ad equilibrare la distesa d’acqua che le si apriva dinnanzi.
    Il gentiluomo fissava il mare: c’era una nave che si stava avvicinando alla costa, ed era venuta per lui…
    Le lacrime gli bagnarono a lungo il viso, mentre egli aspettava…
    La sua ricerca non era ancora conclusa.

     

    FINE

     

     

    8/19/2007

    ***

    kissingyou.it

    le stelle sono buchi nel cielo da cui filtra la luce dell'infinito
    Confucio
    8/7/2007

    A Special Day! Yes, it is!


    Oggi è un giorno speciale...PERCHE'?!
    Basterà scorrere il mio space per capirlo: Miss Aeris, webmistress del fantastico sito "Final Fantasy World"
    ha preparato un Award tutto per me!

    Io non posso fare altro che ringraziarla tantissimo, con la promessa di dedicare un sacco di tempo a questo space per renderlo sempre più bello.

    LucyVanPelt Cuore rossoCuore rossoCuore rosso
    8/3/2007

    A short story created by me (Lucy Van Pelt)


    La nebbia e lo specchio

    And, like a dying lady lean and pale...
    wrapp'd in a gauzy veil...led by the insane
    and feeble wanderings of her fading brain,
    The moon arose up in the murky east.
                                                    Percy B. Shelley, The Moon


    Un debole chiarore argentato illuminava la stanza d’una luce soffusa, mentre la luna si muoveva lentamente tra filamenti di nubi grigie.
    La bianca luminescenza attraversava i vetri opachi della finestra, si estendeva su un pavimento di marmo a quadri bianchi e neri, e si spezzava contro una scrivania ingombra di carte, tutte ricoperte da una scrittura fitta e appuntita.
    Sulla parete in fondo, una tenda di broccato blu creava un curioso contrasto con una brillante fascia verticale che pareva fuoriuscire dal muro: chi si fosse avvicinato e avesse scostato la stoffa, avrebbe trovato uno specchio assai grande, quasi a misura umana.
    Lo specchio era sormontato da un raffinato motivo floreale fatto in ferro battuto: in mezzo a queste decorazioni, perfettamente simmetriche, vi era un foro ovale, vuoto.

    Sul lato del caminetto si trovava una poltrona dallo schienale alto, tutta ricoperta di velluto, e sulla parete sovrastante un ritratto dominava lo studio: era un ragazzo dai lineamenti delicati, dagli occhi azzurri e dai lunghi capelli biondi raccolti in una coda sulla nuca; egli indossava una giacca blu scura rifinita da bordi di pizzo, e le mani appoggiate quasi fuori dal quadro erano bianche e ben curate; il giovane stringeva tra le dita un piccolo monile di strana fattura, e un sorriso dolce gli incurvava appena la bocca sottile.

    * * *

     Due ragazzi spinsero al galoppo i loro cavalli, e percorsero in fretta il viale che arrivava fino al cortile della villa. Uno di loro aveva i capelli del colore del grano maturo, ed era forse un po’ più giovane dell’amico, robusto e alto, con una chioma nera e spettinata dall’aria.
    Smontarono e, ridendo tra di loro, entrarono in casa, dove una signora un po’ anziana li attendeva in una graziosa saletta che si affacciava sul giardino.
    Dolcetti e tè erano serviti su un vassoio d’argento, e i due giovani, impolverati e stanchi dalla lunga cavalcata, mangiarono volentieri.
    La signora si era allontanata dal tavolino, ma continuava ad osservare i due ragazzi con un’espressione benevola: lo spuntino fu interrotto dalle risate allegre di due ragazze e un bambino che arrivavano dal prato. Esse avevano raccolto giunchiglie e tulipani, e il bambino portava in braccio un cucciolo di cane, regalo del fratello maggiore. I nuovi arrivati furono accolti festosamente, e si unirono ai due giovani.
    Fu solo verso sera che il ragazzo dai capelli neri si preparò ad andare via: doveva cavalcare un’ora per tornare a casa propria, ma quella singola ora era ripagata dalle giornate piene di allegria che trascorreva con il suo migliore amico: lui, le sorelle e il fratellino (senza dimenticare la signora madre) erano forse la compagnia più piacevole in tutti i dintorni di quella campagna.

    La famiglia aveva terminato la cena, e si apprestava a prepararsi per la notte, quando il giovane dai capelli biondi bussò alla camera della madre.
    Ebbero un lungo colloquio, e il giovane era molto pallido quando uscì nel corridoio.
    La signora sedeva su una sedia ed era come accasciata sotto il peso di una grande disgrazia.
    Il figlio aveva perso un oggetto che per secoli era appartenuto alla famiglia, ed era stato tramandato di generazione in generazione: si trattava di un medaglione ovale, coperto da entrambe le parti da un vetro concavo verso l’interno: dentro vi erano delle erbe rare e sconosciute, e alcuni cartigli scritti finemente in qualche lingua arcana.
    Era leggenda che il medaglione fosse appartenuto a un Santo vissuto nel Medioevo: costui l’aveva dato come ricompensa a un uomo nobile che l’aveva aiutato quando il suo asino era rimasto intrappolato in una buca: il signore, più robusto e più forte del piccolo Santo, era riuscito a liberare l’asino, che era rimasto miracolosamente illeso.
    Il nobiluomo aveva accettato il ringraziamento per cortesia, senza in realtà sapere cosa servisse: sembrava un oggetto così inutile, a parte la bellezza ornamentale, ma si rivelò ben presto un dono meraviglioso.
    Quel monile proteggeva chiunque lo portasse con sé, e teneva lontano il Male: quando un componente della famiglia moriva, si diceva che la sua anima  trovasse più facilmente la strada per il Paradiso. Alla fine del Medioevo, quando il capostipite era ormai vicino alla morte, aveva fatto costruire da un uomo d’ingegno uno specchio con un incastro: lì avrebbe dovuto riposare per sempre il medaglione quando l’ultimo componente della sua famiglia avesse lasciato questo mondo. Da allora il primogenito portava sempre il medaglione con sé…ma adesso il prezioso e sacro dono era stato smarrito, e questo non poteva essere altro che un presagio di disgrazia.

    Il giovane dai capelli neri cavalcava al trotto quando un bagliore nel sottobosco attirò la sua attenzione: il medaglione ovale che aveva sempre visto al collo del suo amico giaceva abbandonato, riflettendo gli ultimi raggi del sole morente. Lo raccolse con mano tremante, quasi con devozione, poiché un intuito nascosto gli suggeriva che un rispetto particolare doveva essere portato a quell’oggetto…dopo una breve esitazione il ragazzo decise che sarebbe tornato subito indietro per restituirlo, nonostante l’ora tarda.
    Fece voltare il cavallo e lo spinse al galoppo, mentre cupe nubi iniziavano a scurire l’orizzonte: nonostante la minaccia di un furioso temporale, il giovane continuò a cavalcare, ma fu troppo tardi quando giunse alla villa.
    La pioggia aveva incominciato a cadere violenta e battente, e il cielo era squassato da tuoni e fulmini, che apparivano e sparivano dietro le nuvole come creature selvagge imprigionate.
    Il giovane entrò in casa, il cuore stretto dall’angoscia: fu il bagliore del lampo a rivelargli ciò ch’era accaduto: vide il sangue e i corpi riversi, e dovette appoggiarsi allo stipite della porta per non cadere. Si avvicinò, e cadde in  ginocchio vicino al suo amico: respirava ancora, e quando lo vide lo sguardo si illuminò ed egli sorrise appena. Un nome sfuggì in un sussurro, e l’amico capì: quel sangue aveva nutrito la lussuria di un terribile odio.
    Il giovane dai capelli biondi si abbandonò tra le braccia dell’amico, senza poter aggiungere altro, mentre negli occhi chiari era espressa con forza una precisa richiesta.
    L’amico non comprese: egli non conosceva la leggenda del medaglione, e il suo animo non poteva comprendere un mistero così grande; il giovane pianse per la morte di chi considerava un fratello, e decise di tenere per sé il medaglione, in ricordo di quell’amicizia che non sarebbe stata dimenticata.

     * * *

    La villa, che molti anni prima risuonava di voci e rumori, era ormai silenziosa.
    Un tradimento si era consumato tra le sue stanze, ed essa racchiudeva segreti che nessuno aveva il coraggio di riportare alla luce.
    La natura aveva preso possesso di tutto e alti rampicanti crescevano sui muri: cespugli di rose canine sprigionavano un delicato profumo, ed erbe selvatiche avevano invaso i sentieri un tempo puliti e ben curati. Le piante secolari continuavano a condurre una lenta e placida esistenza, allargando la loro ombra verso le stanze vuote.
    Nessuno aveva mai più attraversato quel cancello dopo la morte di un gentiluomo che, ogni settimana e per tutta la vita, era venuto a pregare sulle grigie lapidi in giardino.
    Egli aveva sempre vissuto con il cuore straziato da un’angoscia sconosciuta: la consapevolezza di avere qualche obbligo verso il suo amico gli si era radicata nel cuore, eppure egli non era in grado di comprendere. I capelli corvini si erano incanutiti, e alla morte di lui il medaglione era passato nelle mani del primogenito, e poi era scivolato attraverso la spirale del tempo fino a giungere in possesso di un giovane poeta: egli aveva uno spirito sognante, amava immaginare più che agire, ed era stato inspiegabilmente attratto da quel singolare oggetto, un po’ disprezzato dal fratello maggiore, che lo aveva ceduto volentieri non vedendo altro che un ninnolo senza importanza.
    Questo poeta amava cavalcare attraverso il rigoglioso spettacolo che la Natura gli offriva, e un giorno giunse alla villa abbandonata.
    Era sera, e la luna stava per sorgere, quasi invitando il giovane ad entrare, poiché lei gli avrebbe illuminato la strada.
    Il cancello di ferro cigolò con uno stridio lamentoso, e alcuni tralci di edera dondolarono spezzati: l’uomo si mosse silenzioso attraverso i sentieri soffocati dalle piante, e si fermò di fronte alla casa. Un uccello notturno lanciò il suo grido, ma l’aria stessa sembrava immobile, quasi tangibile, e il silenzio sembrava avvolgere ogni cosa.
    Il poeta camminava lentamente, sforzandosi di trattenere dentro di sé le molteplici sensazioni che quell’atmosfera gli creava: giunse infine dietro alla casa, dove riposavano i resti mortali degli ultimi rappresentanti della nobile famiglia. Le quattro croci di pietra si ergevano tra l’erba alta, e sui loro bracci l’edera si era avvinghiata con forza, quasi spezzandone la solidità. Sotto la bianca luce lunare il poeta poté leggere qualche lettera, e alcune date: il tempo, implacabile, aveva segnato il suo passaggio, rendendo sfumata l’unica corrispondenza che legava i morti al mondo terreno.
    Il giovane si chinò in ginocchio, spinto da un’improvvisa commozione che gli stringeva al cuore, eppure questo sentimento era dolce al tempo stesso: gli pareva, infatti, che la sua presenza potesse confortare le anime di quelle persone.
    Rimase immobile a lungo, con gli occhi chiusi, poi si sollevò.
    Non ebbe paura quando lo vide, soltanto un piccolo moto di sorpresa, mentre il cuore batteva più forte: un giovane era di fronte a lui, e il suo corpo appariva emanare un’aura luminosa. Era biondo, elegante nei suoi abiti di velluto nero, e il suo pallore non era spaventoso. Gli occhi azzurri sorridevano, ma d’un sorriso triste, malinconico, struggente. La mano destra era protesa verso il poeta, che mosse qualche passo incerto.
    Il fantasma iniziò a muoversi verso la casa, come fluttuando, poi sfiorò una grande porta a finestra, che si spalancò: il poeta lo seguiva, il cuore stretto in un’emozione che portava alle lacrime.
    Attraversarono le stanze vuote, e il poeta cercava di ricordare ciò che non conosceva: e in un istante nella sua mente presero forma dei versi di straordinaria bellezza: quella stessa luna che era sorta da dietro la villa, non poteva forse essere come una donna pallida che si aggirava in silenzio tra quelle stanze, piangendo per tutto il Male che aveva visto dall’inizio del mondo? Ma essa gioiva anche, poiché sapeva che la Bellezza, e tutto ciò che di buono c’era al mondo, sarebbe stata sempre esaltata.
    Giunsero in un piccolo studio, e il poeta vide un ritratto bellissimo: vide il medaglione, e comprese. Il poeta, nell’immensa sensibilità della sua anima, intuiva quello che il suo antenato, anni e anni prima, non aveva compreso.
    Il giovane dai capelli biondi scostò una tenda di broccato, rivelando lo specchio.
    Il poeta si avvicinò, e scrutò se stesso: in quel mondo parallelo lui era solo, ma nel mondo reale quella presenza non era solo una visione: non aveva dubbi.
    Era come se il giovane fosse fuoriuscito dalla tela del quadro, e ora era lì per ottenere una risposta alla sua muta e antica richiesta.
    Il poeta annuì lentamente: egli poteva capire. Si mosse verso lo specchio, trasse il medaglione dal mantello, gli diede un ultimo sguardo, lo baciò, poi lo pose nel castone. Si udì un leggero scatto: il monile non poteva più essere tolto, il riposo eterno della famiglia era stato sigillato.
    Il poeta si voltò, e vide una nuova luce negli occhi del giovane: non era più malinconia, ma gioia e serenità per un desiderio finalmente realizzato.
    Il ragazzo dai capelli color del grano si avvicinò allo specchio e vi appoggiò una mano: essa penetrò nel vetro come in una superficie acquatica, e piano piano tutto il fantasma fu al di là dello specchio. Il poeta guardava, e ora non vedeva più se stesso: il giovane cominciò lentamente a dissolversi, fino a diventare un’ombra evanescente: rimase solo una piccola luce, simile alla fiamma di una candela, ma molto più argentata, che in un soffio scomparve del tutto. Lo specchio si fece opaco, come velato da una foschia che non poteva essere cancellata, come se ciò che nascondeva al suo interno non fosse per occhi mortali.
    Il poeta sospirò, stringendosi nel mantello e rabbrividendo: il suo cuore era quieto, poiché adesso il fantasma non sarebbe mai più stato costretto a vagare tra le nude tombe con l’animo in tumulto.
    Il poeta non si chiese perché non era stato il suo antenato a restituire all’amico il medaglione, né perché il fantasma non gli fosse presentato: nella sua semplicità, non si rendeva conto che la poesia era l’unico mezzo che poteva rendere al cuore umano la capacità di comprendere cose incomprensibili alla ragione.

    Fuori l’aria era fredda e tagliente, e il poeta si strinse nel mantello quando salì a cavallo, poi si allontanò pensieroso, scomparendo infine nella nebbia umida della campagna. 

      FINE


    Questo racconto è stato composto da me e se volete potete lasciare un commento. Vi prego di non copiarlo o spacciarlo per vostro, rispettate il mio lavoro e la mia vena creativa ^^ Grazie

    Lucy Van Pelt

    8/2/2007

    1000 Words



    .


    1000 Words
    from Final Fantasy X-2


    I know that you're hiding things
    Using gentle words to shelter me
    Your words were like a dream
    But dreams could never fool me
    Not that easily

      I acted so distant then
    Didn't say goodbye before you left
    But I was listening
      Don't fight your battles far from me
    Far too easily

    "Save your tears coz I'll come back"
      I could hear that you whispered as you walked through that door
    But still I swore
    to hide the pain when I turn back the pages
    Shouting might have been the answer
    What if I cried my eyes out and begged you not to depart
    But now I'm not afraid to say what's in my heart

    Cuz a thousand words
    Called out through the ages

    They'll fly to you
    Even though I can't see

      I know they're reaching you, Suspended on silver wings

    Oh a thousand words
    One thousand embraces

    Will cradle you
    Making all of your weary days Seem far away
    They'll hold you forever

    (instrumental)

    Oh a thousand words
    Have never been spoken

    They'll fly to you

    They'll carry you home
    And back into my arms

    Suspended on silver wings

    And a thousand words

    Called out through the ages

    Will cradle you
    Turning all of the lonely years to only days
    They'll hold you forever


    ...A thousand words...



     
    7/20/2007

    More Shining!

    mucca by mondoglitter.itpimboli by mondoglitter.it
    7/18/2007

    Shining!

    mondoglitter.it
    7/14/2007

    I miei video sono sul web!!!

    BUONGIORNO A TUTTI!!!
    Mi sono iscritta a YouTube e ho caricato alcuni miei video dedicati a Final Fantasy: per trovarli cercate lucypupy, dovrebbe comparire l'intero elenco dei miei video, che hanno come sottofondo le canzoni che hanno conquistato un posto nel mio cuoricino!!!

    ...E mi raccomando, commentate il mio blog!!!
    7/13/2007

    La Madonna della Ghirlanda

    Questo intervento è dedicato a un manga che ho letto qualche anno fa e che mi è piaciuto molto: s'intitola "La Madonna della Ghirlanda", e si svolge ai tempi di Leonardo Da Vinci. Parla di una ragazza costretta a travestirsi da uomo e a fuggire per scoprire il segreto che si nasconde dietro a un ritratto, che la porterà fino a una spada leggendaria. Ovviamente ci sarà spazio anche per l'amore tra Leonora e Falco, principe di Napoli, e per mille intrighi e tradimenti orditi dal perfido Cesare Borgia...Oh, io adoro le avventure in costume, e posso dire che alcuni manga mi hanno fortemente delusa ma altri, come questo, meritano il posto d'onore nel mio scaffale.

    Esplorando il web...

        

    Ecco un collegamento a un video dedicato a Final Fantasy che ho trovato per caso su You Tube: il video è molto bello, ma la musica lo è ancora di più!

    Rhythm Of My Heart (Rod Stewart) - Final Fantasy Music Video

    Avatars

    Questo spaces è in continuo movimento, come lo è la sua ideatrice, del resto (mi chiamano "la banderuola" non a caso...).


    Ecco qui tre avatar uno più bello dell'altro, e ne troverete molti altri sul sito di Miss Aeris nella sezione "Fantasy Grafic" (potete accedere al sito nell'elenco MySites)...


    Work in progress.........intanto rifatevi gli occhi!!!

    Citazioni

    Uno scrittore è un idiota che, non contento di aver annoiato chi ha vissuto con lui, insiste a voler annoiare le generazioni future.

    Charles Louis de Montesquieu

    Cosa sarebbe la vita se non avessimo il coraggio di rischiare qualcosa.

    Vincent Van Gogh

    Nuovo Album di Immagini

    Aggiunta agli album di foto una raccolta di immagini che rappresentano i 12 segni dello zodiaco in versione coloratissima: anche questa raccolta proviene dal sito già citato di Miss Aeris, questa volta però nella sezione "Fantasy Grafic"!


    Nuovi Links

    Buongiorno a tutti!

    Ho aggiunto i collegamenti all'elenco MyGames, non dimenticate di esplorare i siti per capire perchè questi giochi sono i miei preferiti, e ho anche fatto un link al sito ufficiale della grandissima trilogia ispirata alle opere di Tolkien.
    7/12/2007

    Pixel Dolls

    CIAO A TUTTI!!!

    Le Pixel Dolls che vedete non appartengono a me (magari fossi così brava!), ma sono state create da Miss Aeris, webmistress di uno splendido sito di cui metto l'indirizzo qui sotto.

    www.tuttocartoni.com/finalfantasyworld/home.html

    Le Dolls le trovate nella sezione "My Pixel House", nella colonna a sinistra della pagina. In ogni caso, se siete appassionati di Final Fantasy, ma vi piacciono anche le cose carine e colorate, come avatar, gif animate e simili, vi consiglio di esplorare tutto il sito: non mancherà di riservarvi delle sorprese.

    Ringrazio Miss Aeris per avermi dato il permesso di esporre le sue creazioni sul mio Space!!!